A volte ritornano: grazie a Ruby hanno ritrovato spirito la Bindi, D’Alema e Vendola…

26 Giu 2013 20:35 - di Girolamo Fragalà

Alcuni erano già catalogati tra gli zombie della politica, altri erano entrati in una sorta di letargo, altri ancora sembravano aver perso la lingua. All’improvviso sono venuti fuori insieme, rinvigoriti, loquaci, velenosi. Tutta colpa di Ruby. O meglio, della sentenza. Non si contano gli ex parlamentari di cui si erano perse le tracce, i leader dei partitini dello zero virgola, i peones che hanno avuto qualche minuto di ritrovata notorietà sparando a zero sul Cavaliere e sul centrodestra. Ma nell’elenco compaiono anche nomi grossi che, per un motivo o per un altro, avevano perso il gusto di stare sotto i riflettori. La prima è Rosy Bindi. Sì, proprio lei, la pasionaria, risucchiata dall’ondata di nuovismo, costretta a ingoiare bocconi amari come quello di vedere un governo condiviso con chi l’aveva bollata come «più bella che intelligente». Sembrava al tramonto, perché il suo modo d’intendere la politica, fatto di aggressività e ironia sprezzante, aveva stancato. Ma dopo la sentenza Ruby ha ritrovato spirito. «Il Pd – ha detto – può stare in maggioranza con un partito guidato da un leader che ha già accumulato diverse gravissime condanne?». Il problema è l’inverso, perché è davvero difficile poter convivere con chi ha la Bindi come musa ispiratrice. Un altro grosso personaggio uscito un po’ di scena (ma per motivi diversi rispetto alla Rosy, visto anche il diverso livello) è Massimo D’Alema. Anche lui ha colto l’occasione per esternare contro il Cav: «Dopo la condanna nel processo Ruby, Berlusconi dovrebbe farsi da parte». Un’uscita infelice, visto anche che siamo al primo grado del processo, ma significativa. «Colpire l’avversario con una raffica di attacchi giudiziari – ha replicato Cicchitto – e poi intimargli a ritirarsi a vita privata è da regimi di democrazia popolare». In pratica, D’Alema ha perso il pelo ma non il vizio (comunista). Il terzo personaggio che si è distinto per eleganza dialettica è Nichi Vendola, che dopo la batosta alle urne era in declino e i suoi show finivano nei teatri di second’ordine: «In nessuna parte del mondo un leader politico, dopo una sentenza scritta con questo inchiostro rimarrebbe al suo posto». Tutti felici, dunque. La ventata di antiberlusconismo li ha fatti rinascere, alla “a volte ritornano”. Chiedono il ritiro del Cav. Ma se non ci fosse il Cav, di cosa parlerebbero?

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