Il Pd prigioniero di Zanda e della sua legge. Il Pdl: «Berlusconi e M5S incandidabili? Un’idea liberticida»

21 Mag 2013 13:03 - di Redazione

«Dio ci scampi dai neogiacobini». Fabrizio Cicchitto ricorre a un’immagine che evoca la Rivoluzione francese nell’accezione peggiore. Quella delle ghiogliottine e del periodo del Terrore.  L’esponente del Pdl pone sullo stesso piano i progetti «liberticidi» sia nel caso della ineleggibilità di Berlusconi sia della proposta di legge del Pd anti-movimenti. «L’altro ieri – afferma a proposito dei neogiacobini – qualcuno di loro voleva dichiarare l’ineleggibilità di Silvio Berlusconi e ieri han parlato di una legge che di fatto stabilisce l’impresentabilità del Movimento 5 stelle alle elezioni. Oggi c’è una marcia indietro ma possibile che non si capisca che la situazione è così delicata da non sopportare la stessa presentazione a fini provocatori di progetti francamente liberticidi?». Cicchitto ricorda che «Berlusconi si è presentato a sei elezioni di seguito, il Movimento 5 Stelle ha ottenuto un significativo successo che noi valutiamo negativamente ma nessuno può pensare di eliminare l’uno o gli altri con dei colpi di mano perché ciò vorrebbe dire mettere in discussione i fondamenti della nostra democrazia, cosa di cui non si sente affatto il bisogno per ragioni di principio ma anche per la gravità della situazione già di per sé in atto».

L’effetto boomerang del disegno di legge di Luigi Zanda viene confermato dalle reazioni dello stesso Partito democratico.  Sandro Gozi sull’ineleggibilità di Berlusconi fa sano esercizio di realismo. «Mi sembra difficile – spiega il deputato Pd a Radio Città Futura – che ciò accada proprio nel momento in cui siamo impegnati e obbligati come Partito democratico in un governo di larghe intese con Berlusconi». Per Gozi è assai problematico applicare una legge «dopo che per vent’ anni milioni di elettori hanno votato Berlusconi senza che nessuno abbia mai sollevato il problema. Gli errori – ha proseguito – sono stati commessi nel ’94 e poi nel ’96», quando la sinistra era al potere.  Se il Pd sembra più realista, cercano invece di cavalcare la questione i grillini. Vito Crimi, capogruppo del Movimento Cinque Stelle a Palazzo Madama, annuncia che già oggi sarà posta la questione nella Giunta per le elezioni: «Berlusconi non può stare in Senato, lo dice la legge». E con lui, secondo Crimi, non ci possono stare nemmeno «i suoi avvocati, Ghedini e Longo». Quanto alle polemiche per la legge sui partiti presentata da Zanda-Finocchiaro «se dovesse passare i partiti si prenderanno la responsabilità di lasciare milioni di cittadini senza rappresentanza, con le conseguenze sociali che comporterà». Il che vale, secondo il parametro grillino, solo per i loro cittadini e non per quei nove milioni di elettori che hanno votato Berlusconi.

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