I riti della vecchia politica fanno male al Paese: le cifre parlano chiaro

29 Mar 2013 13:12 - di Silvano Moffa

Tra il “Basta giochi”, invocato a piena pagina dal giornale della Confindustria, e l’impasse politico-istituzionale nel quale stiamo affogando, dopo  il fallimento di Bersani nel cercare  sostegno al suo improbabile governo, rischiamo di perdere definitivamente la busssola. L’Italia è sull’orlo di un precipizio. I dati economici sono terrificanti. La disoccupazione giovanile cresce a dismisura ( 38,7%, + 6,4% su gennaio 2012), le aziende chiudono ad un ritmo impressionante (41 imprese al giorno, 1000 se si contano anche gli esercizi commerciali), la produzione industriale è in caduta libera (- 2,8% su base annua), mentre , stando agli ultimi dati Ocse, il cuneo fiscale è al 47,6% (le tasse pesano per il 38,3% sul costo del lavoro di una coppia monoreddito con due figli, contro una media del 26,1%). Se sommiamo tutte le tasse a carico delle imprese superiamo il 68%, a fronte di oltre 90 miliardi di crediti vantati da queste ultime nei confronti dello Stato e degli enti pubblici. In poco meno di tre anni la ricchezza finanziaria delle famiglie si è ridotta del 36% (dati Consob). E’ cresciuta l’area della povertà assoluta e si è allargata a dismisura la sofferenza del ceto medio produttivo. Aumentano le ore di cassa integrazione (+ 28,6% rispetto all’anno scorso). Il reddito pro-capite della famiglie si è contratto di 3 mila euro, toccando i livelli del ’97. I poveri hanno abbondantemente superato gli 8 milioni.

Insomma, c’è da mettersi le mani nei capelli. E qui si continua a balbettare su ipotesi di governo che non stanno né in cielo né in terra. Le elezioni , come era purtroppo prevedibile, ci hanno consegnato una Italia ingovernabile. Ma la ingovernabilità, nuova frontiera della idiozia politica di questi ultimi anni eretta a sistema, non si affronta  né con l’improvvisazione di populismi senza costrutto né con le tattiche illusionistiche o peggio le furbizie che abbiamo registrato negli ultimi giorni. Ci vorrebbe un sussulto di responsabilità e un recupero di dignità politica ed istituzionale per risalire la china. Invece, avviene il contrario. La dignità, dopo l’umiliante e per certi versi ridicola trasmissione via web  della pseudoconsultazione tra Bersani e i capigruppo del Movimento 5 Stelle, è ridotta ai minimi termini.  Che cosa pensavano di ottenere i protagonisti di quella goffa esibizione?  Dimostrare al mondo intero trasparenza e purezza di comportamenti ? Che i riti della vecchia politica , fatta di intese e di compromessi, può essere soppiantata da una videocrazia di stampo orwelliano priva però di una effettiva partecipazione popolare? Sarebbe stato interessante, come suggeriscono non pochi esperti di comunicazione, aprire subito una consulazione  tra i cittadini per farsi una idea del giudizio che danno a ciò che hanno visto e udito.

Tant’è. Nel capriccio di una partecipazione politica dettata dai guru e dai comici, ci sembra molto più disdicevole latteggiamento di chi non ha avuto la forza (dignità) di dire a  grillini: cari signori, oggi voi siete rappresentanti del popolo, e come tali dovete comportarvi.  Tra le regole di una civile convivenza democratica e di una salda concezione istituzionale c’è il rispetto per la carica che si assume, che vuol dire soprattutto decoro. Se si continua, ecco il punto su cui riflettere, ad inseguire il grillismo nelle sue stesse modalità di esibizione e di azione, si manda in frantumi quel che resta della ormai scarsa valenza valoriale (stavo per dire “sacralità”) della istituzione parlamentare.

Fatto sta che, rebus sic stantibus, il Paese crolla. Non sappiamo ancora se il Capo dello Stato riuscirà a comporre un quadro men che decente sul quale far nascere un governo di scopo, di responsabilità, o come diavolo vorranno chiamarlo; se i veti incrociati che fin qui hanno impedito una intesa tra le forze maggiori uscite dalle elezioni , Pd e Pdl, potranno cadere; se si trovi finalmente il bandolo della matassa per mettere in campo poche ed essenziali provvedimenti, a partire da una nuova legge elettorale e dalle ormai ineludibili riforme economiche utili a dar fiato alle imprese e alle famiglie, per poi tornare alle urne. Una cosa è certa: se questo non sarà possibile, ci avviteremo su noi stessi. E dal declino sarà arduo risollevarsi.

 

 

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