Il martirio di Rolando Rivi, il 14enne torturato e assassinato dai partigiani

Oggi si ricorda il martirio del seminarista quattordicenne Rolando Rivi, torturato, seviziato e infine assassinato da una banda di partigiani comunisti il 13 aprile 1945 nell’Appennino modenese, dopo essere stato rapito e rinchiuso in un casolare per tre giorni dove fu brutalmente picchiato. Era nato nel 1931 a Castellarano, in provincia di Reggio Emila, figlio di contadini cristiani. Si pensava che la sua giovane età lo avrebbe preservato dalle brutture della guerra civile, ma non fu così. In quel periodo i partigiani assassinarono numerosi uomini e donne di chiesa, e Rolando non fece eccezione, anche perché era talmente orgoglioso del suo abito talare da seminarista, che non se lo toglieva mai, malgrado fosse stato invitato a farlo. Intelligente, studioso ma anche vivace, a soli 11 anni maturò la sua vocazione al sacerdozio, emtrando in un seminario vicino Reggio Emilia. Nell’estate del 1944 il seninario fu occupato dai tedeschi, e Rolando dovette tornare a casa per proseguire gli studi, sempre portando il suo carissimo abito del seminario. Ma nel clima di odio di quei giorni contro i preti e i cristiani in genere, e data la località dove si trovava, il Triangolo della Morte, Rolando fu presto additato dai partigiani rossi e dapprima irriso per la sua tonaca nera, ma poi rapito mentre era in un boschetto a studiare, portato in un casolare, torturato per tre giorni e alla fine ucciso, malgrao alcuni partigiani si fossero detti contrari a quell’ennesima atrocità. Sul luogo del rapimenti lasciarono un biglietto” “Non cercatelo, Rolando viene un attimo con noi partigiani”. I genitori lo cercarono disperatamente e qualche giorno dopo fermarono una dei partigiani della zona per avere notizie del loro ragazzo. Il criminale disse che era stato proprio lui ad uccidrlo, e dette indicazioni per ritrovare la salma. I genitori insieme col parroco lo dissotterrarono, trovano il corpo pieno di lividi, ecchimosi, ferite e i due colpi mortali di pistola, una alla testa e uno al cuore. Alla fine della guerra civile, Rolando fu traslato nel cimitero di San Valentino, ma poiché la sua tomba era divnuta meta di pellegrinaggio, nel 1997 fu seoplto nella chiesa del paese. Quello di Rolando è uno dei pochi delitti partigiani che non rimase impunito: nel 1951 la corte di assise di Lucca condannò Giuseppe Corghi, che aveva materialmente sparato al ragazzo, e Delciso Rioli, comandante della brigata partigiana garibaldina “Dolo”, a 23 anni di reclusione, sentenza condannata in tutti i gradi, ma alla fine ne scontarono solo sei grazie all’intervenuta Amnistia Togliatti. Nel 2006 fu aperta la causa di canonizzazione per Rolando e nel 2013 ne fu riconosciuto il martirio. Fu anche allestita una mostr airtinerante sul suo sacrificio,ma persino questo pietoso ricordo e questa informazione storica fu boicottata dai partigiani, che sostennero che la mostra stessa infangava la memoria della resistenza…. Le visite didattiche vewnnero quindi sospese da chi ha paura della verità storica.