In cattedra come in trincea. «Non consegno il cellulare»: alunno dà un pugno alla prof

martedì 20 marzo 11:51 - DI Lorenza Mariani

Ci risiamo: uno studente ha colpito con un pugno al petto una professoressa, che poco prima aveva spintonato, rea – ai suoi occhi – di avergli chiesto di consegnare lo smartphone all’inizio della lezione. La notizia viene riferita oggi, in differita di una settimana, dal Corriere Fiorentino: apparentemente simile ad altre che l’hanno preceduta negli ultimi mesi, ha in realtà un elemento di novità di più: conferma e rinvigorisce lo sconcerto di famiglie, insegnanti e educatori in genere costretti a prendere una volta, ancora una volta, del fallimento educativo e dell’aggressività giovanile che stanno trasformando, ogni giorno di più, la scuola in una campo minato dove chi siede in cattedra è costretto a stare in trincea e dove un esercito sempre più numeroso e agguerrito di studenti, dimostra di entrare in aula armato di strafottenza e arroganza che sempre più spesso degenerano in prepotenza verbale e violenza fisica,

Alunni violenti, dà un pugno alla prof che ritira i cellulari

In base a quanto ricostruito dal racconto della prof e di chi ha assistito ai fatti, la docente ha ritirato i cellulari, chiedendo ai ragazzi di metterli sulla cattedra, come d’abitudine per evitare distrazioni durante la spiegazione; uno di loro, però, si è rifiutato di attenersi all’invito dell’insegnante ostentando il rifiuto a obbedire. L’insegnante si è avvicinata allora al banco per farsi consegnare il telefono, ed è a quel punto che il giovane avrebbe avuto la reazione violenta, spingendo la prof e sferrandole un pugno al petto. La classe si è ammutolita, attonita di fronte alla reazione inaspettata del compagno, e la professoressa, riuscita incredibilmente a mantenere la calma, ha continuato malgrado tutto a fare lezione. Solo alla fine, lasciata l’aula, ha avvisato i colleghi e chiamato il 118. Accompagnata quindi al pronto soccorso per un controllo, i sanitari le hanno diagnosticato una contusione toracica e prescritto qualche giorno di riposo. E di sicuro nell’arco di qualche giorno il dolore fisico passerà: ma lo sconcerto e la ferita morale non altrettanto. Il fatto, come è scontato immaginare,ha destato scalpore, e il preside ha convocato immediatamente un consiglio di classe straordinario.

La classe sgomenta, la prof continua a fare lezione

Per lo studente, intanto, è scattato il provvedimento disciplinare con 15 giorni di sospensione dalla scuola (senza frequenza) e l’obbligo di affrontare una serie di incontri con gli psicologi dello sportello di ascolto dell’istituto. «Nonostante la nostra scuola abbia un’utenza molto variegata e per certi tratti complessa, è la prima volta che capita un episodio di violenza», ha commentato il dirigente scolastico Osvaldo Di Cuffa riferendo che gli insegnanti hanno chiesto una sanzione che fosse da esempio per tutti. E non solo loro: «Anche gli studenti attendevano con apprensione la decisione del consiglio di classe: per loro è stato un fatto straordinario, sono rimasti spiazzati – ha aggiunto infatti il preside –. Il ragazzo che ha aggredito la professoressa ha alcune difficoltà di relazione, soprattutto nei confronti degli adulti, ma non è un bullo, non ha mai avuto comportamenti violenti prima dell’altro giorno». Una situazione delicata, insomma, in nome della quale l’insegnante ha deciso di non sporgere denuncia, confermando a chi glielo ha chiesto di non avere alcuna intenzione di farla: vorrebbe, piuttosto, incontrare la famiglia e il ragazzo.

Commenti

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  • marcelloparsi@alice.it 20 marzo 2018

    Tutti in coro intoniamo un canto di ringraziamento:
    Grazie ’68, grazie progressisti, grazie garantisti, grazie buonisti, grazie mondialisti, grazie omosessisti, grazie immigrazionisti. Sia sempre lodato il vostro buon senso (?), la vostra lungimiranza (?), il vostro culto della giustizia (???), il vostro sviscerato amore per la libertà e l’uguaglianza e tutte le altre stronzate che avete urlato per le strade, sui giornali e alla televisione.

  • francesca.puccini@email.it 20 marzo 2018

    Ci vorrebbero scuole ad hoc per loro, dove se sbagli ci vai. Scuole solo per loro, più rigide e con meno studio…, dove si insegna la professione

  • fghajdk@csj.com 20 marzo 2018

    sospensione, psicologi, bla bla bla… mandatelo ai lavori forzati in miniera (almeno 12 ore al giorno, palla al piede) per un anno. Se fra un anno non gli sarà passata la voglia di fare il delinquente, si raddoppia la dose, e così via… e così per tutti i bulli in Italia. Nel giro di poco tempo si risolve il problema. Alla faccia dei buonisti, psicologi, sociologi dei miei stivali.