Lutto nel mondo della cultura: è morto Pierre Milza, biografo di Mussolini

mercoledì 28 febbraio 19:10 - DI Redazione

Lo storico francese Pierre Milza, uno dei massimi studiosi del fascismo e biografo di Benito Mussolini, è morto oggi a Saint Malo all’età di 85 anni. Milza era molto seguito in Italia: le sue tesi storiografiche, caratterizzate da un approccio obiettivo e sereno al tema Mussolini e fascismo, hanno  hanno spesso fatto discutere, suscitando le critiche degli storici “politicamente corretti”. Vale anche la pena di aggiungere che Milza era un degli storici francesi che più si sono appassionati allo studio della storia e della del nostro nostro Paese. A lui si deve un monumentale storia dell’Italia pubblicata una decina di anni fa.

Sul Duce ha pubblicato “Mussolini” (Carocci editore, 2000), “Gli ultimi giorni di Mussolini” (Longanesi, 2011), “Hitler e Mussolini. Tutti i segreti di una tragica amicizia” (Longanesi, 22015). Con Serge Bernstein ha pubblicato “Dizionario dei fascismi. Personaggi, partiti, culture e istituzioni in Europa dalla Grande Guerra a oggi” (Bompiani, 2002) e “Storia del fascismo. Da piazza San Sepolcro a piazzale Loreto” (Rizzoli, 1995).

Milza era pertanto considerato tra i maggiori specialisti dei regimi fascisti europei – in particolare di quello italiano – e della storia delle relazioni internazionali durante il Novecento. È stato anche il primo storico a indagare il moltiplicarsi dei movimenti di estrema destra in Europa. Nel 2002 ha pubblicato il saggio “L’Europe en chemise noire. Les extrêmes droites de 1945 à aujourd’hui” (Fayard), tradotto in italiano nel 2003 con il titolo “Europa estrema. Il radicalismo di Destra dal 1945 a oggi” (Carocci editore).

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • yvonne.brondino@hotmail.it 5 marzo 2018

    Figlio di emigrato italiano a Parigi, Pierre Milza ha anche immortalato (nel suo “Voyage en Ritalie”, Plon, 1993) la storia dell’emigrazione italiana in Francia, salvando la memoria di migliaia di emigrati che da fine Ottocento agli anni ’60 del Novecento andarono a cercar una sorte migliore oltralpe. Ha soprattutto dimostrato che gli Italiani non sono un modello di emigrazione e integrazione facile come si vorrebbe far passare oggi , ma che anche loro subirono umiliazioni e rigetto prima di integrarsi al punto di diventare “trasparenti” cioè totalmente integrati nella sociètà francese. Le sue riflessioni, sono tuttora pertinent, dal punto di vista scientifico e umano,i per capire i problemi dell’immigrazione odierna in Italia.