Il Greco d’Egitto: gli arabi di Torino inneggiano al direttore del museo

Sarà sicuramente un campione degli incrementi dei visitatori Christian Greco, il direttore del “Museo egizio” di Torino, ma da qui a farne un santino da sventolare in campagna elettore ce ne corre. O, meglio, ce ne dovrebbe correre. Ma tant’è: il civile botta e risposta con Giorgia Meloni, che ne contestava la discriminatoria iniziativa in favore della comunità arabofona del capoluogo piemontese, ha sbalzato Greco ben fuori i confini del “suo” museo facendolo assurgere a vera e propria icona politica ad uso e consumo di sinistre ed immigrati.

Christian Greco era stato contestato dalla Meloni

E così, dopo la telefonata di Matteo Renzi, la dichiarazione del ministro Dario Franceschini e quelle di tanti esponenti minori, ora Greco incassa la solidarietà da parte dei diretti beneficiari della sua iniziativa, i musulmani: «Il museo Egizio e’ un pezzo della nostra storia e grazie all’iniziativa promossa dal direttore Christian Greco molti che non potevano permettersi la visita, compresi tanti bambini, hanno potuto venire a vedere cosa racchiude». A parlare è Hantash Sanaa, insegnante di matematica della scuola araba, che nel pomeriggio ha organizzato un sit-in di solidarietà al direttore del museo egizio trascinandosi dietro una una sessantina di inconsapevoli allievi, dalla quarta elementare alla terza media, cui è stato chiesto di intonare l’inno di Mameli mentre alle loro spalle sventolavano le bandiere italiana ed egiziana.

Evidente strumentalizzazione politica

All’appello in favore del diretto del museo egizio non poteva ovviamente mancare la comunità egiziana in Piemonte. E faceva un certo effetto ascoltare da chi è educato a confondere legge e religione, l’insegnamento a non «mischiare la politica con la cultura perchè la cultura è pacifica, unisce ed è di tutti». Le parole questa volta sono di Amir Yuones, il leader degli egiziani torinesi. Anche lui ha imparato a puntino la lezioncina da impartire in questa fase della campagna elettorale. Eccone un brano esplicativo: «Quello al museo è stato un atto di propaganda politica per ottenere qualche voto in più. Noi diciamo basta ad una campagna elettorale basata contro gli arabi, i musulmani e gli immigrati. I nostri bambini sono nati qui, sono arabi di seconda generazione, fanno parte della societa’ italiana». Mancava solo che dicesse: votate Boldrini