Giorno del Ricordo, Roberto Menia: “È l’orgoglio della destra al governo”

Si avvicina il 10 febbraio, Giorno del Ricordo, dedicato alla commemorazione del dramma dell’Esodo dei giuliani, degli istriani, dei dalmati dalla loro terra e all’orrore delle Foibe “Per non dimenticare. Giornata del ricordo delle Foibe”  è il titolo dell’incontro che si svolgerà oggi a Roma nei locali e con il patrocinio della Fondazione Alleanza nazionale. L’appuntamento, promosso dalla Fondazione Rivolta Ideale e dal periodico Realtà Nuova, è per le ore 18, nella sala convegni della Fondazione An, in via della Scrofa 39. Tra i relatori ci sarà Roberto Menia, primo firmatario della legge che ha istituito nel 2004 questa importante ricorrenza. A Menia abbiamo rivolto alcune domande sul significato di questa giornata di raccoglimento per tutti gli italiani.

Che cosa rappresenta, per la destra italiana, il Giorno del Ricordo?

Ho avuto il privilegio di essere in Parlamento grazie ad Alleanza nazionale. Sono in tal senso orgoglioso quando mi dicono che uno dei segni  più importanti lasciati da An al governo  è stato proprio la legge che porta il mio nome. E aggiungo: questa è un’eredità comune della destra. E mi piacerebbe un giorno vedere la destra unita come un tempo.

Un bilancio del Giorno del Ricordo a 14 anni della sua istituzione

Anche se ogni tanto riemergono tentativi negazionisti, la verità è ormai consolidata nella coscienza degli italiani. Attraverso l’istituzione di questa giornata,  tanti, soprattutto giovani , hanno scoperto quelle pagine di storia cancellata. Sono pagine che hanno nomi, cognomi, vicende  e responsabilità. Sono state assegnate un migliaio di medaglie ai parenti degli infoibati. Questo è uno degli aspetti meno conosciuti della legge, che io scrissi dando voce a un desiderio che aveva espresso Luigi Papo, una delle figure più belle del’Esodo, un combattente e uno storico. Vale la pena  ricordare che, quando Papo riuscì a fuggire dall’inferno di Borovnica, il campo di concentramento titino, fece voto  che avrebbe dedicato tutta la sua vita a raccontare le storie del martirio italiano. Papo è l’autore dell’Albo d’oro dei caduti giuliani-dalmati che raccoglie 17000 nomi di martiri.

Anche quest’anno si prevedono molte iniziative commemorative? 

Certamente. In tutta Italia si svolgeranno eventi. I rappresentanti delle  comunità istriane, giuliane  e dalmate renderanno la loro testimonianza in tanti luoghi. Io, personalmente, ci tengo a sottolineare che il 10 febbraio terrò una lezione  alla Scuola di formazione della Fondazione An.

Prima dell’istituzione del Giorno del Ricordo, sui libri di scuola non si parlava né di Esodo né di Foibe. Su molti testi, alla voce “foibe”,  c’era scritto solo “cavità carsiche”…

Quella vergogna oggi non è più possibile. Da anni opera  presso il Ministero dell’Istruzione  una commissione di esperti e di testimoni che fornisce le indicazioni  a storici e autori di libri di testo al fine di permettere che la memoria delle Foibe e dell’Esodo sia degnamente raccontata. Ormai quelle pagine di storia sono entrate nella coscienza comune del nostro Paese. Oggi migliaia di persone vengono a visitare la Foiba di Basovizza. Arrivano pullman da tutta Italia. In passato sarebbe stato impensabile. Senza questa legge, un artista come Simone Cristicchi non avrebbe ad esempio scritto Magazzino 18. È una commovente opera teatrale ispirata al luogo in cui gli esuli portavano le loro masserizie. Tutti quegli oggetti sono rimasti lì e una parte del magazzino è visitabile, a testimonianza della sofferenza della nostra gente. Sempre a proposito di Cristicchi, desidero ricordare un episodio significativo: l’artista, romano, mi ha raccontato che quando, da bambino, passava davanti al Villaggio Giuliano-Dalmata,  pensava che “Giuliano Dalmata” fosse il nome di una persona…

C’è qualcosa, sul piano ideale e culturale, ancora da fare?

Sarebbe importante riportare nei luoghi da cui partì la nostra gente le iscrizioni italiane. Anche se non appartengono più allo Stato italiano, parliamo di luoghi in cui la presenza italiana è parte integrante della storia, fin dai tempi di Roma antica e, poi, della Repubblica di Venezia. Potrebbe rappresentare una nuova battaglia per la destra italiana.