De Benoist, incontro cancellato. Ma il filosofo non è di destra e non è razzista

martedì 6 febbraio 16:02 - di Francesco Severini

Alla fine è andata così: la Fondazione Feltrinelli, sollecitata da una lettera-appello di docenti e ricercatori che vedono nella destra razzista e nel neofascismo il nemico principale, ha fatto cortesemente sapere al filosofo  francese Alain de Benoist che l’incontro fissato per il 13 febbraio a Milano nell’ambito del ciclo di conferenze sul tema “Cos’è la sinistra/Cos’è la destra” è cancellato. Un bavaglio in piena regola, anche se certo avendo scritto de Benoist decine di libri non sarà difficile agli interessati farsi un’idea del suo pensiero.

Il problema è che la censura – ammantata dalla scusante della vicinanza del voto del 4 marzo – si basa su una motivazione stupida. Questi ricercatori e accademici che protestano, infatti, motivano la loro denuncia osservando che le idee di de Benoist sono diffuse nei gruppi radicali di estrema destra. Insomma se un autore è letto da gente poco raccomandabile, automaticamente diventa censurabile anche lui. E poiché sono ricercatori e accademici si sarebbero dovuti mettere a studiare, prima di gettare il marchio d’infamia su un autore, per capire meglio quali sono le idee di de Benoist e se sono davvero così “pericolose”.

Se lo avessero fatto, avrebbero scoperto, per prima cosa, che de Benoist è per il superamento delle categorie di destra e di sinistra e dunque definirlo semplicemente come un autore “di destra” è limitativo e fuorviante. Ma ancor di più avrebbero dovuto prendere atto che de Benoist non solo non è razzista ma considera le idee razziste infondate sul piano genetico e sul piano teorico, generate da un positivismo scientifico anacronistico. ma i fautori delle dottrine razziste sono ormai una esigua minoranza mentre è più diffuso e generalizzato un “razzismo comportamentale” che è frutto di una ostilità istintiva verso l’altro da sé. Questa “alterofobia” è il sentimento in genere sfruttato dai movimenti populisti ma non ha alcuna dignità teorica.

Accanto a queste forme di razzismo, aggiunge de Benoist, c’è un antirazzismo che consiste nel condannare come razzista chiunque osservi che l’umanità non è unica e indistinta, chiunque faccia l’elogio delle differenze e chiunque faccia notare che non è necessario considerare due individui identici per sostenere che hanno gli stessi diritti. Questo “antirazzismo” – dice de Benoist – è una “minaccia incapacitante che mira a imbavagliare, impedire, colpevolizzare, disarmare ogni critica, mettere definitivamente a tacere”. Un meccanismo che, in questa circostanza -ma non sarà né la prima né l’ultima volta – ha colpito Alain de Benoist il quale, proprio perché ne conosce bene effetti e origini, ha saputo spiegarlo così bene. E’ lo stesso antirazzismo che Alain Finkielkraut ha definito “il totalitarismo del XXI secolo”.

Commenti

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  • Luisa Chiodini 6 febbraio 2018

    Evidentemente per la fondazione Feltrinelli e per i suoi “accoliti” solo le menti eccelse di sinistra hanno il diritto di diffondere il verbo unico, giusto e vero. I sinistri infatti sono portatori dell’unica vera e provata verità mentre chi non si allinea ai loro dettami deve essere considerato razzista, squadrista, fascista quindi feccia della peggior specie da ridurre tassativamente al silenzio.
    La limitatezza delle menti sinistrose è cosa veramente ridicola. Per fortuna non è necessario essere filosofi, laureati o ritenersi grandi menti per rendersi conto che questa marmaglia e questi concetti sinistrosi produrranno solo danni.