Non si canta “Bella Ciao” a scuola il Giorno della memoria: «E’ di parte»

Finalmente anche la voce dei genitori che non si arrendono al Pensiero Unico si fa sentire. Dopo la protesta di alcuni di loro, è stato dato infatti lo stop all’esecuzione di “Bella Ciao” che avrebbero dovuto intonare i bambini  della scuola Franchetti. Si tratta di una strumentalizzazione politica del Giorno della Memoria da parte della scuola, hanno detto chiaro e tondo i genitori degli alunni. E’ accaduto a Roma, nella scuola Franchetti dello storico quartiere di San Saba. I bambini avrebbero dovuto cantare la canzone cara ai partigiana per onorare la memoria di Bruno Fantera, “Giusto tra le nazioni” che salvò dalle deportazioni una famiglia di ebrei e a cui è stata dedicata una targa.

I genitori si sono lamentati

E’ a questo punto che durante una riunione del consiglio d’istituto,  si legge su la Repubblica e su molti altri siti, alcuni genitori si sono lamentati per la scelta della canzone che darebbe ai bambini una visione semplicistica e unilaterale degli avvenimenti della Seconda Guerra Mondiale. Il coro è stato sospeso. Raffaella Cordeschi, una dei genitori membri del consiglio, ha spiegato a Repubblica l’episodio. Dalle sue parole si evidenzia come parte dei genitori abbia valutato che l’inno partigiano inopportuno nella celebrazione delle vittime dell’Olocausto, che deve essere una cerimonia che supera ogni ideologia: «I genitori che si oppongono sostengono che “Bella ciao” è il simbolo di una parte politica e che la politica non deve entrare in questa celebrazione. Abbiamo cercato di spiegare – insiste l’insegnante- che, al contrario, si tratta di un testo ormai patrimonio storico comune, calzante visto che il tutto si tiene in uno dei quartieri simbolo della resistenza al nazi-fascismo». Ma ai genitori questo accostamento tra il testo della canzone e la celebrazione non è piaciuto. Per ora “Bella Ciao” non si canta.