Quando il Congo festeggiò la sua libertà trucidando i nostri 13 aviatori

sabato 11 novembre 20:12 - di Antonio Pannullo

Oggi ricorre l’anniversario dell’eccidio di Kindu, in Congo, quando 13 nostri aviatori furono selvaggiamente massacrati e fatti a pezzi dalle bande comuniste di Patrice Lumumba, i terribili simba, guerriglieri spesso che combattevano ubriachi e drogati. Il Congo, l’ex Congo belga, aveva ottenuto da poco più di un anno l’indipendenza, e praticamente il primo atto fu questa strage. Non vogliamo qui ricostruire la dinamica dei fatti, già è stata fatta in altre e più prestigiose sedi, ma semplicemente contestualizzare l’atroce vicenda, che si inquadra nell’ambito di quella stagione di decolonizzazione che interessò, proprio in quegli anni, moltissimi Paesi dell’Africa e dell’Asia. Ma appena ottenuta l’indipendenza, con premier proprio Patrice Lumumba, oscuro ex impiegato delle Poste che era stato anche coinvolto in scandali di corruzione, il Congo fu squassato da rivolte e secessioni, poiché era venuto a mancare improvvisamente quell’equilibrio che il Belgio era riuscito a stabilire. La più importante fu quella del Katanga, lo Stato più ricco di risorse del mondo, guidata da Moise Ciombè, contro il quale intervennero le Nazioni Unite in forze a fianco del governo centrale congolese. Quella del Katanga divenne un’epopea, con mercenari europei e sudafricani che, insieme ai parà belgi, salvarono centinaia di coloni dalla fura delle tribù congolesi, che in pochi anni ridussero il Congo a un immenso mattatoio. Cannibalismo, torture, mutilazioni, esecuzioni pubbliche, lancio di cadaveri nel fiume e altre atrocità del genere divennero pratica quotidiana in Congo, grazie anche all’Unione Sovietica e Cuba che rifornivano di armi e droghe i simba, guerriglieri comunisti fedeli a Lumumba che terrorizzarono il Paese per anni. Dopo la morte di Lumumba, ucciso dai katanghesi, i caschi blu della missione Monuc intervennero nel Paese, ma semplicemente per appoggiare il nuovo presidente Kasavubu,ed effettuando vere e proprie azioni di guerra contro i secessionisti del Katanga. Nel 1965 Usa e Onu consegnarono il potere all’ex sergente Mobutu Sese Seko, che in capo a pochi anni diventò un dittatore sanguinario che oppresse il Congo per decenni, arricchendosi con le royalties delle ricchezze del Katanga, ricchezze in cui erano interessati direttamente gli Stati Uniti e chissà chi altri. Il Congo, dai tempi del Belgio, ha sempre visto peggiorare la sua situazione, pur essendo il Paese più ricco del mondo: aerei sconosciuti ogni giorno atterrano in aeroporti congolesi protetti da un esercito privato, e portano via le immense ricchezze che apparterrebbero al popolo congolese. Mobutu ha rovinato definitivamente un Paese che ai tempi di Baldovino era un’autentica svizzera africana, e lo ha potuto fare grazie alla complicità dell’Occidente. Adesso le cose non vanno certo meglio, anzi: c’è la fame, le malattie i campi profughi con milioni di persone, le guerre tribali. E i nostri 13 aviatori, che portavano materiale alle truppe Onu di stanza laggiù, furono le vittime inconsapevoli di questo torbido scenario. Furono trucidati, dopo che i caschi blu malesi se l’erano data a gambe o peggio, l’11 o il 12 novembre e fatti a pezzi. I giornali scrissero, in articoli mai smentiti, che alcune parti furono vendute al mercato di Kindu, e che una gamba di un soldato fosse stata mandata, avvolta in una foglia di banano, a un potente copo tribale per le nozze della figlia. Rimane sempre il problema, mai risolto, del perché il Paese più ricco del mondo sia il più povero del mondo.

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