Dall’esercito del selfie a quello dei detective. E la Boldrini diventa virale

La Boldrini, se non ci fosse bisognerebbe inventarla. Non foss’altro perché l’ultima idea è sempre la più singolare. E quella è una mente che di idee singolari ne sforna come fossero biscotti. E perciò la Presidenta (a, che è più femminile) della Camera, scende ancora in campo. Stavolta per combattere le fake news. E pensa che ti ripensa, la Boldrini l’ha pensata bella: i giovani studenti si riconvertano in “cacciatori di bufale”. Il motivo che la spinge a questa sua nuova Crociata sarebbe pure comprensibile: “Le bufale -dice-, le fake news, non sono delle goliardate, degli scherzi, ma sono delle azioni che mirano a avere dei tornaconti che possono essere economici, oppure per distruggere la reputazione delle persone…dunque bisogna dare gli strumenti per districarsi in questo mare di falsità“. Ma, possiamo obiettare che l’idea appare bislacca? Che non tiene in adeguato conto che l’essere ragazzi – e perciò più propensi più allo sberleffo che al serioso ossequio – è logica conseguenza dell’età? O, per caso, la signora Boldrini li vuole tutti maturi e seri e responsabili sin dall’adolescenza i nostri giovani? Certo, fornire gli strumenti “sia di senso critico ma anche tecnici ai ragazzi” per capire e districarsi nel tentacolare, affascinante e pericoloso mondo di Internet è sempre cosa buona e giusta. Spiegare, mettere in guardia, esporre i rischi, avvisare sui pericoli è non solo giusto, ma doveroso. Dovrebbe essere obbligo per le scuole di ogni ordine e grado. E, infatti, non si capisce perché ci si svegli con vent’anni di colpevole ritardo. Ma una cosa è spiegare, altro è provare ad arruolare “cacciatori di bufale”. Far diventare i ragazzi che oggi vivono (e non per loro colpa)  con lo smartphone in mano “cacciatori”, “detective del web” come auspica la Presidenta Boldrini è solo una (absit iniuria verbis!) sciocchezza. E le sciocchezze, sul web, diventano virali.