Saluto romano ai caduti della Rsi, per la Procura di Milano non c’è reato

Non c’è reato. E i giornalisti di Repubblica, che per prima ha soffiato sul fuoco dell’antifascismo militante, dovranno tornarsene a casa con le pive nel sacco. Per la Procura di Milano il saluto romano portato ai caduti della Rsi lo scorso 29 aprile al Campo X del Cimitero di Musocco non rappresenta un pericolo per la democrazia.

Il saluto romano al cimitero non è reato

«Non è affiorato l’intento di raccogliere adesioni a un progetto di ricostruzione del disciolto partito fascista, bensì una finalità meramente commemorativa», è la motivazione con cui il pm Piero Basilone ha chiesto l’archiviazione della posizione di dieci militanti di CasaPound (tra cui Gianluca Iannone) e di Lealtà e Azione indagati per “manifestazione fascista” e “manifestazione non autorizzata”. Il blitz c’è stato, come pure lo schieramento di un migliaio di ragazzi accanto alle tombe dei caduti della Repubblica di Salò, ma quel saluto non aveva, per la procura, nessuna valenza eversiva. E questo perché la manifestazione «non è stata preceduta da una sfilata pubblica per le vie di Milano con l’esibizione di simboli e vessilli tali da rendere concreto il pericolo attrazione del consenso verso l’ideologia del Ventennio». Nessuna denuncia neppure per “manifestazione non autorizzata” perché – spiega la procura – «dalle indagini non è emersa alcuna prova che qualcuno dei presenti al Campo X abbia pianificato, diretto o coordinato il blitz durante il suo svolgimento».

Ora a “Repubblica” chi glielo dice?

Se per l’Anpi, neanche a dirlo, la richiesta della procura è una decisione «gravissima», tanto da meritare l’intervento del governo, i ragazzi di CasaPound festeggiano. «Per Paolo Berizzi (l’inviato di Repubblica, ndr) e gli altri questurini dell’antifascismo ossessivo compulsivo, il saluto portato ai caduti da CasaPound e Lealtà Azione, il 29 aprile scorso presso il Campo X del Cimitero Maggiore di Milano, è stato una sorta di patto eversivo. Per i giudici, che devono giudicare in base ai fatti e non alle paranoie, non c’è neanche lo straccio di un reato», si legge sul quotidiano online Primato nazionale, «la Procura di Milano ha infatti chiesto il proscioglimento per i militanti che quel giorno sono stati fotografati tra le lapidi nel rito del Presente. Non è stato commesso alcun reato, quindi. Alla faccia della nuova ondata di antifascismo reazionario che vorrebbe mettere in galera chiunque pensi, dica, esprima, accenni qualche possibile riferimento al fascismo». Per quella commemorazione, ricorda ancora Primato nazionale, la Digos aveva identificato 70 persone, «agendo quasi sotto dettatura di Laura Boldrini, che per le immagini del Presente si era particolarmente indignata, come se il ricordo dei morti fosse una violenta provocazione anziché una elementare espressione di pietas».