Campi Flegrei, bomba a orologeria: si teme un’eruzione a breve (VIDEO)

Nel video riportato in apertura una simulazione concretizza l’incubo: un incubo di fuoco e distruzione. Solo tre mesi fa la sezione Napoli dell’Ingv Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – esaminava in una simulazione tridimensionale di un’eruzione pliniana ai Campi Flegrei (Napoli), simile all’eruzione di Agnano Monte Spina che avvenne nella caldera dei campi circa 4100 anni fa. E la devastazione mostra un’ipotesi di disastro da brividi… nonostante l’eruzione magmatica paventata. Del resto Campi Flegrei non deriva forse dal greco flègo, che significa brucio?

Caldera dei Campi Flegrei, una bomba a orologeria?

n teoria – e nella storia – è così, ma per il presente ci si augura che la vasta area situata nel golfo di Pozzuoli, a nord-ovest di Napoli e del suo golfo, non tenga fede al significato del proprio nome, pur essendo la zona nota sin dall’antichità per la sua vivace attività vulcanica. Il rischio, però, esiste e i continui monitoraggi in realtà lasciano temere che dopo 500 anni la caldera dei Campi Flegrei – 100 chilometri quadrati di territorio in un’area altamente urbanizzata – torni a far sentire la sua voce. In base a quanto sostenuto su Lescienze.it che, a sua volta, si riallaccia a quanto elaborato da ricercatori dell’Osservatorio Vesuviano dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Napoli e dell’University College di Londra, sembra proprio che un’eruzione alla caldera dei Campi Flegrei sia molto più vicina di quanto non ci si aspetti. Per questo – e per diverse altre ragioni – Ingv di Napoli e University College di Londra nel loro report scrivono che «l’area sta entrando in una fase critica nella quale i fenomeni di sollevamento del suolo e di sismicità locale potrebbero diventare più intensi».

Anche uno studioso inglese allerta su «un’eventuale eruzione»

Non solo: senza troppi tecnicismi o supposizioni astrattamente geofisiche, lo studio di cui sopra mette nero su bianco che «La caldera dei Campi Flegrei è più vicina all’eruzione rispetto a quanto si pensi». E a questo punto la preoccupazione si fa concreta almeno quanto il rischio di una prossima eruzione. Un’affermazione netta e precisa posta ad assioma di base – e frase di apertura – dello studio congiunto che ha portato ricercatori e studiosi italiani e inglesi a conclusioni allarmanti illustrate anche in un saggio uscito su Nature Communications. Una certezza suffragata da dati scientifici che destano preoccupazione ma che sembrano  non lasciare grandi spazi al dubbio. Tanto che uno dei relatori della studio, Christophel Kilburn del Dipartimento scienze della terra, ha recentemente ribadito la necessità che le autorità siano preparate a «un’eventuale eruzione».

Il livello di allerta è passato da verde a giallo

Un quadro geofisico che sembra acclarare in realtà quanto noto da sempre: e cioè che l’enorme terreno vulcanico che costituisce e condiziona l’area dei Campi Flegrei – notoriamente di dimensioni maggiori del Vesuvio – con i suoi diversi crateri in attività continua a condizionare, nel segno di una veemenza naturale indicibile, clima e equilibri geofisici. Venendo così a periodi decisamente più recenti, è noto che da alcuni anni nell’area compresa tra Pozzuoli, Bacoli e la parte occidentale di Napoli, il bradisismo è tornato a farsi sentire fino al livello di sollevazione del suolo. Nulla di imminente, ad oggi, ma visti i pregressi – lontani e più recenti – il senso dello studio italo-inglese è quello di tenere i riflettori puntati. Non per niente, dal 2012 la Protezione Civile ha alzato il livello di allerta da “verde” a “giallo”. A conferma che i vulcani di casa nostra, per quanto dormienti da molto, sono sempre bombe pronte ad esplodere e far deflagrare i loro effetti a lungo…