Goffredo Coppola, fascista e insigne papirologo, esposto a piazzale Loreto

A piazzale Loreto a Milano furono appesi per i piedi i corpi di 21 massimi esponenti del fascismo, tra cui quello dello stesso Benito Mussolini insieme a quello della incolpevole Claretta Petacci; si aggiunse anche quello di Achille Starace, che da anni non si occupava più di politica, sorpreso a Milano mentre faceva jogging. Il fatto che fosse stato estromesso dalla politica attiva proprio dallo stesso Mussolini non gli impedì di salutare romanamente il cadavere del duce mostratogli dai partigiani. In quello stesso giorno, ma in luoghi diversi, i partigiani assassinarono anche il cieco di guerra e medaglia d’oro Carlo Borsani, Giuseppe Solaro, e il pilota della Rsi Adriano Visconti, ucciso dopo che si era arreso. I loro corpi non furono esposti a piazzale Loreto: Borsani fu portato in giro per la città su un carro della spazzatura, Solaro fu gettato nel Po e Visconti fu frettolosamente sepolto nella caserma dove era stato ucciso da un partigiano russo comunista. Ma oggi vorremmo ricordare una delle vittime più incolpevoli dei partigiani, una storia che evidenzia la ferocia e la spietatezza di questi sedicenti combattenti per la libertà: Goffredo Coppola, fascista, fu un grandissimo filologo, papirologo, saggista, studioso, e la sua colpa fu solo quella di avere la sua idea politica. Non fu mai un violento né un intollerante, amava solo gli studi, a cui dette la precedenza rispetto all’impegno politico. Ma anche lui, come altri intellettuali e uomini di cultura, basti per tutto l’esempio di Giovanni Gentile, assassinato ormai anziano dai partigiani a Firenze in una vera e propria azione terroristica, pagò il prezzo dei giorni di odio e di sangue che caratterizzarono la guerra civile italiana.

Coppola durante la Rsi succedette Giovanni Gentile, assassinato dai Gap

Coppola, classe 1898, si laureò in Lettere classiche all’università Federico II di Napoli, malgrado l’interruzione per partecipare volontario alla Grande Guerra, dove fu pluridecorato. Ottenuta per meriti scolastici una borsa di studio, Coppola si trasferì a Firenze presso la Scuola papirologica fiorentina, dove divenne allievo di Girolamo Vitelli. Successivamente fu docente universitario di greco antico e di Latino agli atenei di Cagliari e Bologna, dove conquistò la stima del mondo letterario internazionale per i suoi studi callimachei. Ma era pur sempre un patriota, e nel 1935 tentò di partire per la campagna militare in Abissinia, impedito da Giuseppe Bottai che invece lo inviò ai festeggiamenti per il centenario dell’università di Atene in rappresentanza dell’ateneo di Bologna. Nel 1940 invece riuscì a partire volontario per la guerra, precisamente in Francia, sempre continuando a redigere libri e a collaborare con le più importanti testate giornalistiche dell’epoca. Dopo l’armistizio, Coppola divenne rettore dell’università di Bologna e dopo presidente dell’Istituto di Cultura fascista, succedendo a Giovanni Gentile, assassinato dai Gap poco tempo prima. L’impegno di Coppola nella Repubblica Sociale italiana fu intenso e convinto. Così, trovandosi con Mussolini, che di lui aveva la massima stima, con i capi del fascismo a Dongo, fu catturato e assassinato dai partigiani senza processo, o con uno dei soliti processi-farsa, e il suo corpo fu portato a Milano dove fu esposto al ludibrio e alla vergogna di piazzale Loreto. Così questo mite uomo di lettere, che tanto aveva dato alla cultura italiana, pagò la colpa di avere una fede. Ovviamente il mondo culturale dell’Italia antifascista del dopoguerra ignorò i suoi studi e il suo valore per molti anni, fino a che, recentemente, Coppola è stato riscoperto, tanto che c’è oggi una sua  biografia, Goffredo Coppola: un intellettuale del fascismo fucilato a Dongo (Milano, Mursia, 2005) di Andrea Jelardi. In seguito, il filologo Luciano Canfora  ha descritto le fasi cruciali della biografia di Coppola in Il papiro di Dongo e ne ha doverosamente rivalutato e messo in luce l’attività di filologo e di papirologo di Coppola. Oggi Goffredo Coppola riposa a Bologna.