Nell’ultimo libro di Scianca un monito: così l’immigrazione distrugge l’identità

È in atto una Grande Sostituzione di popoli nell’Italia dell’invasione di clandestini, e non è uno scontro di civiltà o di religioni, ma qualcosa di molto diverso e anche di più grave. È l’affascinante tesi – e anche il monito – dell’ultimo libro di Adriano Scianca, L’identità sacra – Dèi, popoli e luoghi al tempo della Grande Sostituzione (Aga Editrice, 2016, Roma, pagine 272, 18 euro). Il problema, secondo Scianca, non sono tanto le invasioni di massa e gli sbarchi dal punto di vista dell’ordine pubblico o sociale, quanto appunto la Grande Sostituzione dei popoli, ossia un’immigrazione di clandestini provenienti dai luoghi più poveri del pianeta, che vanno a insediarsi in luoghi abitati da millenni da altri popoli, popoli che hanno con quelle terre un rapporto profondissimo, religioso, insomma sacro, come recita il titolo dell’opera. Non è un complotto di poteri oscuri, tende a precisare l’autore, ma la semplice conseguenza di dinamiche anti-tradizionali e politicamente corrette messe in atto da tempo, che non possono portare che alle attuali nefaste conseguenze. E contestualmente gli italiani – ma non solo loro – sono surrettiziamente spinti ad abbandonare la loro patria, non sono favoriti demograficamente, mentre è favorito l’aborto, cosicché, in capo a qualche generazione, la Sostituzione sarà ormai compiuta. Scianca individua nel liberismo scoordinato, nella ideologia esasperata dei cosiddetti diritti umani, nelle nuove etiche moderniste, nella confusione geopolitica, i presupposti per effettuare la Grande Sostituzione e ridurre così gli italiani a un popolo destinato a uscire dalla storia dell’umanità.

Un monito e un richiamo al Sacro

Invece i popoli, tutti i popoli, hanno dei legami indissolubili, da millenni, con la loro terra e con la presenza divina che ne cementa l’identità. Insomma, l’accusa è quella di non opporsi in alcun modo alla decostruzione volontaria di ogni senso d’identità dei popoli, voluta dai vetero-marxisti internazionali, dai teoremi dell’ecumenismo irragionevole, dalle élite pseudoculturali imperanti e anche da una parte della chiesa. L’invasione migratoria dei clandestini attuale, contrabbandata molto abilmente dai media e purtroppo anche dalle istituzioni sovranazionali come fuga dalle guerre e dalle persecuzioni, da una parte, e come opportunità addirittura per i Paesi maggiormente sviluppati, sta in realtà portando il mondo moderno alla catastrofe, perché i clandestini non potranno mai integrarsi con le nostre abitudini e costumi, soprattutto se non hanno voglia di farlo, e noi non riusciamo a reagire perché timorosi di essere etichettati dalle forze cui si accennava prima, di egoismo sociale, di mancanza di sensibilità e, in una parola, di vera umanità. Come dice lo stesso autore, «al dominio dell’informe opponiamo la volontà di forma, iniziando dalla nostra forma etnica, contro i mostruosi progetti di chi vorrebbe de-formarla tramite la “morte tiepida” del consumismo globale o attraverso l’allucinante disegno multirazzialista». La Grande Sostituzione per Scianca insomma «non può essere un fenomeno naturale e persino virtuoso, come sembrano pensare i principali media occidentali? La mia risposta è stata che no, non può esserlo, è un progetto etnocida che va a violare i fondamenti del vivere umano, che io ho cercato di cogliere nella formula del Nesso di Civiltà: c’è un legame che unisce una terra, un popolo e una presenza divina. Non è casuale che un popolo abiti una certa terra anziché un’altra. C’è un senso. La Grande Sostituzione va a spezzare quel senso».