100 milioni di telespettatori: il duello Clinton-Trump entra nella storia

Cento milioni di spettatori: stasera avremo il record storico per un dibattito politico, a livelli da Super Bowl, la finalissima del campionato di football americano. Sfidando il fuso orario (comincia alle 3 di notte italiane) anche in altre parti del mondo molti seguiranno il primo duello tv tra Hillary Clinton e Donald Trump, si legge su “la Repubblica”.

Cento milioni di spettatori per il dibattito TV

La corsa alla Casa Bianca ha ricadute planetarie. E ci si arriva in condizioni da autentico thriller: nell’ultimo mese Hillary si è bruciata un vantaggio che era consistente. Il sondaggio Abe News-Washington Post da i due candidati in perfetto pareggio, ciascuno col 41%, se s’includono le preferenze date ai due candidati indipendenti (il libertario Gary Johnson e la verde Jill Stein). Di che rendere ancora più eccitante il match di stasera, forse perfino decisivo. Come ha fatto Clinton a farsi raggiungere? A posteriori si può dire che le primarie democratiche l’hanno indebolita, mentre quelle repubblicane non hanno danneggiato Trump. Su Hillary resta un marchio indelebile, il tema sul quale il socialista Bernie Sanders le diede del filo da torcere nelle primarie: lei è una politica di professione, espressione dell’establishment, troppo vicina ai poteri forti del capitalismo, in una democrazia truccata dai finanziamenti privati.

Giovani non voteranno per la Clinton

Quell’immagine fa sì che una parte della “coalizione Obama“, soprattutto i giovani, pur odiando Trump rischiano di starsene a casa l’8 novembre, o di votare per un candidato minore. Viceversa, Trump ha recuperato terreno per almeno due ragioni. Primo, gli è bastato qualche gesto vagamente “presidenziale” — come l’incontro cortese col capo di Stato messicano — per apparire un po’ meno inverosimile nel ruolo di futuro leader della nazione. Secondo, gli elettori di destra si stanno ricompattando, nonostante i dubbi che nutrono i più moderati, la voglia di riprendersi la Casa Bianca dopo otto anni di Barack Obama è troppo forte. L’Opa di Trump sul partito è quasi irresistibile, perfino Ted Cruz con cui erano volati insulti pesanti nelle primarie, ha finito per dargli l’endorsement. La disciplina di partito non si estende all’establishment economico: non c’è un solo chief executive delle 100 maggiori imprese americane ad appoggiare Trump. Questo la dice lunga sulla credibilità dei suoi programmi; al tempo stesso lo accredita per l’elettore medio come un outsider, libero dalle lobby.