Ecco 15 idee per far ripartire una Destra forte e trainante

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Non so quale Destra uscirà da questo periodo di travaglio, chi la guiderà e come, se sarà unitaria e plurale, trainante e vincente oppure divisa, immatura e a rimorchio di un centro compromissorio. So però che mai come in questo momento la Nazione ha avuto bisogno di una destra forte e non più solo per crescere, ma per sopravvivere. Una destra vera, non culturalmente succube dei miti falsi e invecchiati di una sinistra internazionale che, in tutte le sue articolazioni (vetero-marxiste, socialiste, verdi, radical-chic, lgbt o clericali) sta portando il mondo – e non solo quello occidentale- alla catastrofe. Non so che Destra o Centro-Destra riusciremo mai a comporre, ma un idea su ciò che dovrebbe essere e fare ce l’ho e allora la propongo in forma di schema, accettabile o meno, ma netto, chiaro e utilizzabile da tutti coloro che lo condividano e, come me, non ne possano più. E’ una vera rivoluzione, di destra e da destra, quello che serve al nostro Paese   Prima che sia troppo tardi.

1) L’espansione é stata finora lo strumento per difendere insieme libertà, sviluppo e giustizia sociale e non dobbiamo accettare, come un fato ineluttabile, limiti allo sviluppo  coincidenti col nostro pianeta, considerato così come una prigione (specie da coloro che, a sinistra, hanno storicamente sempre avuto la galera come ideale estetico) . Dobbiamo e possiamo estenderli  fino ai limiti del sistema solare ed iniziare a colonizzarlo, a progettare di viverlo per i nostri figli e i figli dei nostri figli. Ed una formazione che metta questo nel suo programma sarà non solo diversa, ma anche trascinante. perchè finalmente positiva sul futuro, incluso proprio il fatto di averlo un futuro. E sarà genuinamente di destra, perchè la destra é sempre stata anche sogno e avventura, speranza e progetto. E’ lo Spazio vicino, la Nuova Frontiera, perché, senza visione del futuro, rischiamo di perdere anche il presente.

2) Nessuna formazione o alleanza nuova, anche se antica nei valori, può permettersi la moderazione .  Se possiamo e dobbiamo distinguerci mantenendo uno stile riconoscibile,  i contenuti debbono essere radicali, per incidere in una società mediatica di massa . E sopratutto ricordare che la moderazione nel difendere la Libertà non é una virtù .

3) Dobbiamo presidiare lo spazio politicamente libero, quello vicino ai Liberali, Nazionalisti e Conservatori occidentali, nella versione di destra patriottica e libertarian ( Smith -Jefferson – Thoreau – Kipling -Von Mises – Popper – De Gaulle – Strauss – Aron – Reagan – Friedman – Ron Paul -Tea Party ) senza tentennamenti od edulcorazioni, pena l’irrilevanza. Questa visione occidentale, tutt’altro che assente dalla storia italiana (Cavour – Destra Storica – Pareto – Salandra – D’Annunzio – Sturzo – Einaudi – Pella – Longanesi – Malagodi – Almirante – Sogno e (con i loro limiti, ma anche meriti)  Fini e Berlusconi, è quella giusta per il “caso Italiano” e non solo per quello. Una destra sociale, per essere davvero tale, non può non essere in essenza liberale, mentre l’Europa Nazione era nel DNA di tutte le destre.

4) Il caso Italiano poi si può riassumere nell’accellerata tendenza verso un sistema in cui “tutto é vietato tranne ciò che é obbligatorio”, grazie, ieri alla pluridecennale penetrazione marxista, oggi all’epidermico fastidio di Renzi per regole garantiste ed autonomia delle persone e, da sempre, alla cultura egualitaristica e totalizzante da comunismo 2.0, che, contagiate pure aree di laicato cattolico e clero, sta introducendo sempre nuovi limiti anche alla libertà di pensiero, seguendo il politically correct intollerante operante ormai ovunque .

5) Dobbiamo inoltre, per le nostre libertà e per una economia che sta morendo di burocrazia livellatrice, essere i portatori di una diversa Triade di valori : “LIBERTA’, DIGNITA’, INDIPENDENZA” al posto di quella della rivoluzione francese, che, per la sua ambiguità di fondo, é stata alla base tanto di processi reali di liberazione come di mostri totalitari.

6) Dignità ed indipendenza sono di più che uguaglianza e fratellanza, perchè dignità vuol dire difendere sempre e per tutti una vita degna di essere vissuta, quando invece si può anche essere tutti uguali (tranne gli egualizzatori) ma dentro una prigione, mentre i tagliagole sono “fratelli” pericolosi. Indipendenza poi vuol significare una politica sociale non creatrice di stato-dipendenti con l’assistenzialismo dei posti inutili e dei loculi a basso fitto, ma al contrario di cittadini indipendenti grazie alla casa in proprietà e a posti di lavoro reali. Che poi é quello che vogliono i poveri di destra, in questo assai diversi da quelli di sinistra .

7) Se al mondo diventassimo davvero tutti uguali moriremmo necessariamente tutti di fame, perchè l’accumulo di capitale è una assoluta necessità della produzione, (come sapeva perfino Marx) e i ricchi sono più efficienti e meno tirannici dello stato nel realizzarlo e sono proprio le disuguaglianze a muovere l’economia (come a favorire le arti e le scienze) e a permettere creazione di ricchezza, che si potrà poi redistribuire. La proprietà privata é a rischio in Italia (e con essa la Libertà, ricordava Einaudi), per l’aggressione espropriatrice delle varie patrimoniali cammuffate e per la violenza regolatoria dello stato e delle (troppe) sue articolazioni periferiche. Al contrario dei comunisti, per noi “é la mancanza di proprietà ad essere un furto” e la sua diffusione e difesa sono alla base di una vera politica sociale. Chi crede di barattare libertà con uguaglianza, perderà la Libertà e poi anche l’uguaglianza.

8) Divieto e regola debbono essere eccezioni, non strumenti ordinari di governo. I danni che lo “Stato Selvaggio” fa sono enormi, serve un principio di libertà costituzionale che obblighi ad introdurre, in ogni legge contemplante un divieto, la dimostrazione scritta che non vi fosse altro modo per ottenere uno scopo di giustificante rilevanza, pena la nullità della legge.

9) L’alleanza di tutti i partiti di centro-destra, interna e internazionale, non é una scelta, é una necessità. I partiti patriottici, che vogliono un’Europa e un occidente liberi, ma che guardano solo all’orto di casa, saranno sempre sconfitti da quelli consorziati a livello sovranazionale ed allora una internazionale liberal-nazionale si impone, senza amplificare le differenze per non fare il gioco delle sinistre. “Niente nemici a sinistra” dicevano i nostri avversari e credo dovremmo imitarli a destra. Marine Le Pen, Orbàn, i liberali austriaci e olandesi sono nostri naturali alleati, come i Conservatori britannici, i Gollisti, i Cristiano democratici Tedeschi o i Popolari Spagnoli, altro che “deriva Lepenista” di cui straparlano gli ignavi per giustificare aperture a sinistra. Dovremo però superare gli egoismi partitici e certo dovrà essere un’altra Europa, un’Europa libera e aperta al mercato, non dirigista e consociata coi mercanti.

10) L’immigrazione invasiva extraeuropea va fermata. Si studino tecnicamente le forme più   opportune, per un contenimento nei luoghi d’origine o in mare, ma va fermata. Sono in gioco pacifica convivenza ed anche democrazia. Pacifica convivenza, perché i ritmi troppo accellerati, la grande differenza di estrazione culturale, il rifiuto quasi preconcetto di troppi ad accettare i nostri usi, costumi (e leggi) per conservare una permanente separazione e l’atteggiamento spesso di intollerante sfida con cui la morale islamica viene imposta, rendono l’integrazione molto improbabile, generando diffusissime reazioni di rigetto. Democrazia, perché il pericolo del terrorismo in casa, tende a spingere verso provvedimenti di carattere eccezionale, contraddittori con le nostre tradizioni di libertà, che possono poi essere applicati indiscriminatamente anche agli Italiani. L’Europa stessa é poi messa in crisi dall’immigrazione illegale, perché i paesi che non accettano il nostro permissivismo tendono a chiudere le frontiere con noi. Infine, quando un immigrazione di massa si sposta da paesi a bassa densità di popolazione ad altri ben più densamente popolati, qualcosa non va, qualcosa che fa pensare che le masse di diseredati siano anche pedine di una politica aggressiva.

11) La proprietà privata va tutelata. Oggi l’arbitrio degli enti locali é totale, occorre chiedere    autorizzazioni per edificare, modificare o anche solo cambiare destinazione d’uso, in pratica un potere illegittimo ed abusivo, dietro il sofisma (che tale é) di rappresentare gli interessi generali -mentre incarna le visioni e gli interessi particolari di politici locali- si é sostituito al legittimo esercizio della proprietà. Esercizio che va ripristinato nella sua più gran parte, annullando gli effetti di questa sorta di comunismo locale, anche perché, negli ultimi cinquant’anni di vincolismo selvaggio, le nostre città si sono terribilmente imbruttite, alternando urbanizzazioni intensive a lande desolate, per effetto delle innaturali (e corruttrici) distorsioni pianificatorie. In particolare il diritto di esproprio va riservato e dunque richiesto, al solo governo centrale, perché deve essere un’eccezione e non la regola.

12) L’economia non ripartirà mai tra cervellotiche autorizzazioni, inutili trafile burocratiche  e la  tenaglia statale che si prende oltre metà del reddito nazionale, sterilizzandolo e sottraendolo allo sviluppo. Chiamatela come volete Deregulation o Laissez Faire, ma senza levare i lacci e lacciuoli di Einaudiana memoria che la strangolano, l’economia non ripartirà.  La rinuncia poi a certe fonti di energia, a tipologie di sementi modificate o a talune tecniche di eleminazioni rifiuti, non deve mai essere aprioristica e assoluta, ma solo scientifica e con stima razionale di costi e benefici. La tassazione infine va drasticamente ridotta e bloccata con un vincolo costituzionale alla pressione fiscale. L’enorme ceto che prospera sul potere statale va ridotto di numero, potere e peso. “I nostri governator, son tutti malfattor, ci rubano tutto quanto per farci da tutor” cantavano gli anarchici dell’ottocento. Oggi é molto peggio.

13) Stato di diritto e legalità legittima, sono da recuperare, per la democrazia e per l’economia. In democrazia la fonte di legittimità é il popolo che, a costituzione vigente, elegge direttamente solo il parlamento che dunque é –o dovrebbe essere- sovraordinato tanto all’esecutivo (che infatti ha bisogno della fiducia) che al giudiziario (che infatti é definito come ordine e non come potere). Se si vuole la tripartizione dei poteri, il capo dell’esecutivo e i magistrati vanno anch’essi eletti, altrimenti saranno dei contropoteri arbitrari, illegittimi e, di fatto, insindacabili. La responsabilità civile dei magistrati va resa effettiva e la tutela della riservatezza va assicurata. Il carcere preventivo, tranne che in flagranza o per reati di sangue e terrorismo (per l’irrimediabilità di una loro eventuale reiterazione) va abolito. L’innocente é solo nel processo che si può difendere, se incarcerato prima, anche se poi assolto, vedrà la sua vita e spesso la sua azienda, ormai distrutte. E l’effetto distorsivo sugli investimenti di questa alea arbitraria é enorme, scoraggia i galantuomini che rischiano onore e reputazione, mentre i criminali non possono perdere ciò che non hanno mai avuto .

14) L’Europa resta una necessità vitale, ma non si farà mai, neanche su un piano di semplice solidarietà, senza dimensione politica federale, senza una chiara distinzione/delimitazione con gli extraeuropei e senza una situazione di reale uguaglianza tra gli europei stessi Uguaglianza che però non c’é, perché permane ancora per effetto del “passato che non passa”, la divisione tra vincitori e sconfitti nel secondo conflitto mondiale. In sintesi l’arma atomica e il seggio permanente all’ONU. Ed allora, fatta chiarezza con l’uscita della Gran Bretagna, che l’Europa l’ha sempre voluta soltanto impedire,  le chiavi dell’Unità sono oggi in mani Franco-tedesche. La Germania ha l’economia, ma é solo la Francia ad avere il ruolo che da noi ebbe il Piemonte, che può cioè mettere in comune un vero esercito e la sua residua influenza mondiale (prima che scompaia del tutto) per un’Europa Nazione libera, difesa e rispettata. E se sarà un’Europa politica vera, con reali diritti uguali per tutti, noi Italiani ci dovremo stare,proprio per recuperare così un’indipendenza che oggi non abbiamo.

15) L’elezione diretta del capo dell’esecutivo é necessaria alla nostra democrazia, all’esatto opposto della riforma costituzionale proposta da Renzi. Il capo dell’Esecutivo deve essere eletto direttamente dai cittadini, rendendo così stabili i governi, non più sfiduciabili da una occasionale maggioranza parlamentare ed insieme facendo finalmente libero il Parlamento di esercitare pienamente il potere legislativo e di controllo, votando, se necessario, anche contro il Governo, senza il condizionamento di provocarne con ciò la caduta. La legge elettorale deve poi assicurare una rappresentanza reale e non falsata, delle forze politiche esistenti ed una effettiva libera scelta degli elettori dei loro rappresentanti, perché questa, questa sola, è la vera essenza della democrazia. Il combinato disposto riforma costituzionale-legge elettorale, predisposto dal Governo Renzi, produce invece effetti opposti : da un lato rende del tutto asservito il Parlamento all’Esecutivo per assicurarne la stabilità, dall’altro priva praticamente i cittadini del diritto di scelta dei propri rappresentanti

Tutte le storie e le anime della Destra e del centro-destra sono necessarie ad un progetto globale, ma se nel primo dopoguerra sembrò che la linea di difesa contro lo stato totalitario marxista fosse uno stato autoritario, oggi la difesa dal capital-comunismo globalizzatore é il liberalismo nazionale, perchè é proprio attraverso le regole imposte a livello dirigistico e tecnocratico che i poteri forti fanno i loro interessi. E’ un libro dei sogni questo?  Forse, ma abbiamo visto troppi libri degli incubi. Dopo decenni di stato forte pervasivo e Nazione debole, abbiamo bisogno finalmente di uno stato debole e una Nazione forte. “Credevamo che lo stato potesse risolvere i nostri problemi, ma era proprio lo stato il nostro problema”