“Garanzia Giovani” in Lombardia, Aprea: «Migliaia di iscritti avviati al lavoro». Ecco come

Quando la politica radicata sul terreno sociale si fa portavoce delle istanze giovanili e si attiva proficuamente sul terreno scivoloso dell’occupazione, si ottengono le risposte ai tanti interrogativi, fin qui troppo spesso inevasi dalle istituzioni. Almeno in Lombardia, dove la triangolazione lavoro, giovani e amministrazione regionale si è rivelata a dir poco vincente, con un risultato fortemente perseguito e centrato dall’unica regione guidata dal centrodestra, che tira le somme lusinghiere di “Garanzia Giovani”, un progetto europeo tenacemente voluto. E allora, per entrare più decisamente nel concreto del tema preparazione al lavoro sul fronte giovanile, in merito alle problematiche affrontate e alle soluzioni proposte dalla Regione Lombardia, abbiamo parlato con l’assessore regionale all’Istruzione, Formazione e Lavoro, Valentina Aprea che, proprio questa mattina, all‘Aditorium Testori di Palazzo Lombardia, a Milano, ha partecipato insieme al ministro del lavoro Giuliano Poletti e al Presidente della Regione, Roberto Maroni, al Convegno Young@work-Il futuro del lavoro è qua, analizzando il percorso di “Garanzia Giovani” dal 2014 ad oggi, e sottolineando come il progetto abbia creato un ponte, attraverso le istituzioni, tra giovani e mondo del lavoro, favorendo attraverso l’apprendistato così caro alla Regione Lombardia, una modalità di formazione e di specializzazione utile ai tanti ragazzi iscritti al programma.

Allora assessore Aprea, la Regione Lombardia si è distinta per numero di iscrizioni e prese in carico, dimostrando che un modello sinergico e funzionante come quello di “Garanzia Giovani” può aspirare a diventare un sistema nazionale, sulla scia di altri esempi già varati in campo europeo. Cosa può dirci a riguardo? 

Il progetto, rispetto al quale stiamo già lavorando ad una fase due, sta coinvolgendo un po’ tutti i vari settori dell’economia e del lavoro, confermandosi come uno strumento determinante per l’inquadramento e la formazione lavorativa dei giovani disoccupati. E allora, dei 53.291 iscritti (ragazzi dai 15 ai 29 anni) che hanno ricevuto la proposta di uno stage o di un contratto, 26.712 hanno ottenuto un contratto (7.081 a tempo indeterminato, 14.469 a tempo determinato e 5.162 in apprendistato) e 26.579 hanno svolto un periodo di tirocinio retribuito. Del resto, il nostro obiettivo è la conquista di una nuova frontiera situata sulla linea di confine tra studio e approccio professionale, ossia: imparare a lavorare mentre ancora ci si sta formando.

Quindi, obiettivo centrato perfettamente?

Direi proprio di sì. Abbiamo voluto incarnare davvero il popolo delle politiche attive, facendo nostre le istanze e le promesse rimaste troppo a lungo nel cassetto, e abbiamo saputo cogliere l’obiettivo che ci siamo prefissi. A nostro avviso i neet, cioè coloro che non sono impiegati in alcun modo, e da tempo, ossia quelli che un lavoro non ce l’hanno e che hanno anche smesso di cercarlo da un po’, si creano quando le politiche non funzionano. In Lombardia sta succedendo esattamente l’opposto e i numeri ce lo confermano. Un grande aiuto in questo senso, allora, è stato l’aver avviato un “sistema duale” che tiene insieme formazione e lavoro, considerate forze da valorizzare in sinergia.

La Regione Lombardia si accredita dunque come un‘eccellenza sul tema che più sta a cuore alle famiglie italiani. Entrando nel dettaglio del progetto, cosa piò dirci di più?

Per esempio che per comunicare i numeri positivi del progetto, che la regione intende promuovere come modello per tutto il Paese, si stanno realizzando dei tour, delle tappe in varie città: si è iniziato da Milano, Mantova, Bergamo, e si è proseguito con Varese, Pavia e Brescia. A dimostrazione che laddove le amministrazioni e la politica sono virtuose si possono attuare le sinergie giuste tra aziende, scuole e associazioni di categoria. La Regione Lombardia è da sempre attenta alle sfide che le giovani generazioni devono affrontare, per questo mi preme sottolineare come l’impegno del Pirellone sia sempre volto a garantire la centralità della formazione che passa attraverso un’attenzione prioritaria data al tema dell’apprendistato, che è il nucleo del progetto

Progetto che ha portato ad investire?

Dunque, “Garanzia Giovani” nasce su impulso di una raccomandazione della Commissione Europea che invita gli Stati Membri a garantire che tutti i giovani ricevessero un’offerta qualitativamente valida di lavoro, proseguimento degli studi, apprendistato o tirocinio, entro un periodo di quattro mesi dall’inizio della disoccupazione o dall’uscita del sistema di istruzione formale. Al finanziamento del piano sono state destinate risorse pari a 1,5 miliardi di euro, distribuiti tra le Regioni. Solo la Lombardia ha utilizzato in modo virtuoso queste risorse, investendo in tirocini di maggore qualità e avendo da tempo instaurato con le scuole un rapporto virtuoso di collegamenti con il mondo del lavoro.

Il presidente della Regione Maroni ha ribadito a sua volta i lusinghieri risultati conseguiti dal progetto asserendo che quelli investiti in “Garanzia Giovani” sono stati «soldi ben spesi». Il ministro Poletti ha dichiarato che «Siamo in una fase di grande creatività e cambiamento, che ha bisogno di tutti gli interlocutori e di tutti i protagonisti». Tirando le somme che avete stilato nella tappa conclusiva del lungo e articolato tour che vi ha portato per le 5 città lombarde, cosa vuole aggiungere?

Che per esempio, per circa la metà delle assunzioni (13.635), i datori di lavoro hanno potuto usufruire del bonus assunzionale per il quale la Regione Lombardia ha stanziato circa 52 milioni di euro, una dotazione che copre il 35% dell’intero contributo nazionale per questa misura. L’ultimo monitoraggio nazionale di Isfol fa rilevare un buon risultato anche sul super bonus per l’assunzione a tempo indeterminato di giovani che hanno svolto il tirocinio nell’ambito della “Garanzia Giovani”: 563 domande di super bonus approvate da Inps. Somme investite anche per incentivare una cultura della ricerca del lavoro in grado di prefigurare un sistema formativo nostrano molto più simile a quello tedesco, austriaco, svizzero, e di altri paesi già avviati da un po’sulla strada dell’apprendistato e della ricerca di soluzioni e risposte all’atavico problema della crisi occupazionale.