Renzi premia il miglior “prof” ma blocca gli stipendi a tutti gli altri

Il Miur “assegnerà 50mila euro di premio ai 5 docenti migliori, ma deve dare altrettanto a tutti gli altri a fine carriera”. All’indomani dell’annuncio, da parte del ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, di un premio di 50mila euro al professore che si sarà distinto per la qualità espressa nell’insegnamento, il sindacacato Anief giudica l’iniziativa come demagogica e provocatoria: «Potrebbe avere un senso logico in altri Paesi, dove al corpo insegnante viene assegnato un corrispettivo a fine mese adeguato al prezioso lavoro profuso. Ma non in Italia, dove gli stipendi degli insegnanti sono bloccati da oltre sei anni e hanno perso tra il 13,3% e il 19,7%, perché – afferma – equivale a una beffa. Solo dalla sottrazione dell’indennità di vacanza contrattuale, pari al 10% dello stipendio, a ogni insegnante vengono negati in media 1.800 euro l’anno. Che moltiplicati per 40 anni di lavoro superano ampiamente i fondi riservati ora dal Miur invece a pochi intimi». «Cifre simili – osserva Marcello Pacifico, presidente dell’Anief – sono anche quelle assegnate per sentenza, dai tribunali del lavoro, a quei docenti precari che hanno presentato ricorso per avere adeguati risarcimenti, dovuti anche alla mancata assegnazione degli scatti di anzianità e delle mensilità estive. Perché, ha ravvisato giustamente il giudice, in definitiva svolgono il medesimo lavoro e hanno le stesse responsabilità dei colleghi già di ruolo. Per tutti, inoltre, rappresenta un vero insulto alla professione, al lavoratore e alle loro famiglie, presentarsi al tavolo del rinnovo contrattuale con 3,5 euro netti di adeguamento. Ecco perché – conclude – noi ricorriamo».

Scuola, critiche ai premi anche dalla Rete della Conoscenza

«Il mito del merito produce mostri». Così la Rete della conoscenza commenta criticamente l’istituzione, annunciata dal governo Renzi, del Premio nazionale degli insegnanti. «È una misura diseducativa  – dichiara Danilo Lampis, Coordinatore Nazionale dell’Unione degli Studenti – risulta una misura diseducativa e volta a promuovere un modello basato sulla competizione sfrenata. Le scuole e le università sono definanziate, aumentano dispersione scolastica e universitaria, ma il ministero pensa a elargire premi». «Dalle dichiarazioni della ministra e dal progetto del Premio nazionale degli insegnanti – aggiunge Riccardo Laterza, Portavoce Nazionale della Rete della Conoscenza – emerge con chiarezza come l’idea di formazione sia strettamente connessa all’idea complessiva di società: la retorica della meritocrazia usata come clava dentro scuole e università per un modello competitivo ed escludente risulta in netta opposizione a una battaglia contro le disuguaglianza e per una società più democratica».