Delitti Varani e Rosboch: la diversità sessuale diventa pulsione omicida

Che cos’hanno in comune le morti violente di Luca Varani e di Gloria Rosboch? Nulla, apparentemente. Molto, invece, se si va oltre la cronaca e il contesto. Sia nel caso del giovane seviziato, torturato e infine orribilmente massacrato da due esseri che ripugna allo stomaco definire umani, sia in quello della professoressa uccisa dal suo ex allievo-fidanzato che le aveva già portato via con raggiri vari i risparmi di una vita, c’è infatti a far da comune denominatore una sessualità malata, specchio fedele di personalità incerte e fragili su cui agisce come una droga (oltre a quella vera) lo spirito dei tempi:Varani è stato fatto fuori durante un festino gay; la Rosboch da un giovanissimo che le immagini e i video da egli stesso postati sul proprio profilo fb presentano ora uomo, ora donna. Una sorta di versione assassina del piranelliano “uno, nessuno e centomila” con tanto di relazione omosessuale con il suo complice, più vecchio di lui di circa trent’anni. Gioventù bruciata, verrebbe da recriminare secondo l’imprecazione di ogni tempo e di ogni latitudine. Con la differenza, però, che qui non parliamo di “vitelloni” o di “leoni al sole”, cioè di una jeunesse dorée di balordi e sfaccendati tutto sommato innocua, ma che il cinema del secondo dopoguerra s’incaricò comunque di bollare come simbolo negativo. L’esatto contrario di quel che accade ora in termini di reazione sociale se si esclude il comprensibile raccapriccio destinato a durare quanto le prime pagine dei giornali. Di più non si può. Anzi non si deve, perché lo spirito dei tempi non vuole. Non vuole che si metta in discussione il “diritto” di ciascuno a vivere come vuole. Che, detta così, sembra quasi un’ovvietà ma che miscelata con l’arretramento culturale, la crisi dei modelli educativi, il facile accesso alle droghe (a proposito, perché lottarla non diventa una priorità come la corruzione?) e l’individualismo esasperato anche dalle nuove tecnologie si traduce nel rifiuto di ogni responsabilità e nella futilità come obiettivo permanente. Prova ne sia che il padre di Manuel Foffo, insieme a Marc Prato uno dei spietati assassini di Varani, che a cadavere ancora caldo si sia precipitato in tv per difendere il proprio rampollo presentandolo come «un ragazzo per bene», anzi «un modello», quasi dimenticando che solo il giorno prima, imbottito di cocaina e di alcool, il suo “modello” aveva mandato all’altro mondo un ragazzo per il solo gusto di vederlo morire. Il dolore di un padre esige sempre rispetto. A patto, tuttavia, che le sue parole non si traducano in una nuova offesa per la vittima e che si assuma le proprie responsabilità davanti alla società. Già, responsabilità: la vera sconosciuta dello spirito dei tempi.