31 agosto 1943, la strage di Pisa, duemila morti nei bombardamenti Usa (video)

Il 31 agosto 1943 a Pisa gli “alleati” colpirono ancora: dopo il 25 luglio 1943, paradossalmente, i bombardamenti dei liberatori sulle città italiane si intensificarono, causando decine di migliaia di morti e distruzioni irreparabili al patrimonio artistico italiano. Quel giorno toccò a uno dei centri più belli d’Italia, Pisa, spietatamente colpita da oltre 150 fortezze volanti B-17 e B-24 Liberator, che lasciarono cadere un inferno di fuoco su numerose zone della città. Ovviamente “bomber Harris”, l’ufficiale inglese che creò la strategia del bombardamento terrorista sui civili, lasciò fuori dai bersagli la piazza dei Miracoli e la Torre pendente, ma tutto il resto fu inesorabilmente devastato. Bombardamento inutile, come quasi tutti gli altri sull’Italia, perché il morale della popolazione era già abbastanza provato, e Pisa non conteneva obiettivi militari o strategici significativi. Come al solito, gli alleati dissero di aver voluto colpire lo snodo ferroviario e la fabbrica Piaggio, ma in realtà i rifornimenti dei tedeschi non furono ostacolati dall’operazione. Quella che fu colpita pesantemente, invece, fu la popolazione: duemila morti, molti dei quali sepolti sotto la stazione e mai più trovati, altrettanti feriti, 2300 case distrutte. Inutile, dicevamo, ma in quei giorni Badoglio stava trattando la resa, e siccome gli americani e gli inglesi non si fidavano né di lui né del re, decisero di mandare qualche messaggio: Roma, il sud e Pisa vennero colpite, e guarda caso, il 3 settembre a Cassibile accadde quello che sappiamo, anche se poi l’armistizio annunciato solo l’8 successivo. E l’Italia cambiò bandiera.

Tutti i quartieri di Pisa furono colpiti: la stazione rasa al suolo

Tornando a Pisa, era passata da qualche minuto l’una, la gente era a pranzo, le sirene urlavano già da qualche minuto, ma nessuno credeva che davvero Pisa sarebbe stata colpita al cuore. Invece fu così: oggi si possono vedere tracce di quell’antica tragedia sul lungarno Galilei e a Porta a Mare, ma allora le macerie erano ovunque. Fu distrutto il complesso artistico della Cittadella, il sistema dei navicelli, sull’Arno, che permetteva la navigazione fino a Livorno, la stazione ferroviaria, il quartiere di Porta a Mare, Porta a Lucca, Porta fiorentina, La Cella, l’industria Vis, la fabbrica Saint Gobain, che produceva vetro e dove alcune decine di operai furono uccisi mentre erano a mensa, la Piaggio, la caserma delle Camicie Nere, la Milizia volontaria sicurezza nazionale, in piazza Sant’Antonio, i cui militari, tutti giovanissimi, furono falciati senza pietà dai caccia non appena usciti all’aperto, le chiese di sant’Antonio e di san Paolo a Ripa d’Arno, il convento delle Benedettine, la cappella di sant’Agata, i lungarni, i ponti, le strade: i crateri costellavano tutta la città, i morti e i feriti erano ovunque. Le contraeree italiana e tedesca colpirono e abbatterono solo 4 dei 152 aerei provenienti da Tunisi, mentre i nostri Macchi 200, levatisi in volo per contrastare le fortezze volanti, non poterono nulla perché i bombardieri volavano ad altissima quota, a oltre seimila metri. In tutto, caddero su Pisa 480 tonnellate contenute in circa 1100 bombe. Ci erano voluti solo sette minuti,in tre ondate successive, per distruggere una città. Per tutto l’anno successivo, sino all’estate del 1944, Pisa fu imbardata altre 54 volte, mitragliata e cannoneggiata. Dai nostri alleati, che in quello stesso giorno colpirono duramente anche Foggia e Pescara.