Renzi asfalta il partito e perde 100mila iscritti. La rabbia di D’Alema: ora basta

Sos Pd ed è scontro tra D’Alema e Renzi. Lenta ma inesorabile si profila una crescente emorragia di iscritti delusi dalla stagione renziana che ha annacquato la tradizione progressista. All’exploit di consensi nelle urne corrisponde una fuga dal partito, orami ridotto a un gigantesco comitato elettorale. I numeri parlano di centomila iscritti in meno e di arrivi indesiderati dal fronte avversario della destra.

Scontro D’Alema-Renzi

L’allarme rosso è di Massimo D’Alema che denuncia l’arroganza del premier rottamatore dimostrata con il caso Civati e chiede di correre ai ripari. Renzi, come da copione, ribalta gli argomenti e s’infuria contro i vecchi elefanti, «i nostalgici a cui non piace vincere». Commentando i risultati britannici e la vittoria schiacciante dei conservatori, il premier trova la conferma della sua tesi: quando la sinistra abbandona la strada delle riforme viene sconfitta. Poi gioca la mozione degli affetti: «Quando ho perso le primarie –  dice Renzi – mi hanno detto “scappa dal Pd”, ma io sono rimasto, il Pd è la mia casa quando vinco e quando perdo. Quelli che scappano quando perdono non sono degni di stare all’interno di una comunità con delle regole». Un j’accuse pesante rivolto chiaramente a Sergio Cofferati, che ha lasciato il partito dopo la sconfitta alle primarie,  ma anche un avvertimento per quanti sono già con le valigie in mano pronti a strappare la tessera.

L’effetto Civati

Se il premier ignora le defezioni e la crisi di i iscritti, D’Alema non molla e tiene alta la bandiera dei malpancisti, quelli che Renzi bolla come passatisti. Dopo Pippo Civati, sbatte la porta anche l’europarlamentare dem Elly Schlein, stufa di prendere calci in faccia e intenzionata a restituire la tessera. Pronta a lasciare anche Michela Marzano, eletta alla Camera nel 2013. Prende tempo ma il dado è tratto: «Devo decidere – ha “confessato” a Repubblica – la delusione più grande per me è stata il Pd». Tesseramento ai minimi storici, dunque. Il Nazareno è sempre più un partito personalistico fatto a misura di Renzi e legato a doppio filo al destino di Matteo. Una sconfitta dell’ex sindaco di Firenze porterebbe la sinistra a dover icominciare dall’anno zero.