Partito repubblicano? Ma anche no. Gli alleati prendono le distanze dal Cav

Partito repubblicano made in Italy? Fuori da Arcore non sembra aver sedotto gli alleati. A meno di un mese dalle regionali Silvio Berlusconi insiste con il progetto di un nuovo partito, radicato e leggero, secondo l’ultima definizione del Cavaliere pronto al ritorno in grande spolvero. L’idea di fondo è quella di lavorare a un centrodestra unito e competitivo in grado di portare nuovamente al governo i moderati. Lavori in corso, dunque, come ha annunciato il fedelissimo Antonio Tajani, «stiamo lavorando per fare in modo che il centrodestra si unisca, solo creando una vera forza alternativa alla sinistra vinceremo le elezioni politiche nel 2018», spiega aggiungendo  «il nome non basta e non basta Silvio Berlusconi, serve una classe politica intelligente».

Partito repubblicano? C’è chi dice no

«Repubblicano? Non ho capito cosa è e comunque io non mi sciolgo in niente», puntualizza Matteo Salvini parlando da Radio Padania, «dal primo di giugno bisognerà mettersi a lavorare nel centrodestra,  ma io non mi sciolgo in alcunché». Identico il ragionamento di Giorgia Meloni: «Leggo insistenti indiscrezioni di stampa che vorrebbero Berlusconi impegnato a rottamare definitivamente Forza Italia per costruire un éartito repubblicano all’italiana. Lo diciamo subito, Fratelli d’Italia non è disponibile a nessuna ammucchiata. Ci abbiamo già provato, si chiamava Popolo della Libertà ed è naufragato. Non si può riproporre lo stesso identico schema, con gli stessi limiti e difetti Sarebbe un minestrone indigeribile e l’ennesima presa in giro nei confronti degli italiani. Senza contare – conclude la leader di Fratelli d’Italia –  che negli Stati Uniti il Partito repubblicano non fa inciuci con il Partito democratico e riesce a essere unito perché celebra le primarie». Anche gli alsaziani vanno giù pesanti: «Berlusconi parla di Partito repubblicano e ripropone se stesso come leader. Ma in effetti propone un Partito monarchico», taglia corto su Twitter Fabrizio Cicchitto.

Fitto chiede le primarie

«In queste ore si sta parlando spesso di Partito repubblicano americano, ignorando che il quel partito ci sono le primarie per poter scegliere. Quindi se l’idea del Partito repubblicano è quella dei risultati di Bolzano e Trento magari si rievoca quello italiano più che quello americano senza averne la qualità e la storia, oltre che i riferimenti programmatici». Quella di Raffaele Fitto, capo dei riformatori azzurri, è una bocciatura senza sconti. «Siamo di fronte a una situazione di distruzione,  si è scelto di regolare i conti all’interno del partito in Puglia. Noi abbiamo avuto il grande torto di aver avuto ragione nel dire che Berlusconi sbagliava nel rapporto con Renzi, che quelle riforme costituzionali erano sbagliate, che la legge elettorale era sbagliata. Ora, dopo averla votata  – continua l’europarlamentare pugliese –  Berlusconi e Forza Italia ci vengono a dire che c’è una deriva autoritaria che, ammesso che ci sia, è stata inventata da loro e costruita grazie al voto di Forza Italia».