Kiev: moratoria dei debiti con l’estero. Mosca: «Restituiteci tutto entro l’anno»

Il Parlamento ucraino ha approvato una legge che consente l’introduzione di una moratoria sul pagamento dei debiti stranieri. Secondo Ria Novosti, in un documento allegato al testo, tra i debiti potenzialmente oggetto di moratoria figurano anche i 3 miliardi di dollari in titoli di Stato acquistati dalla Russia nel 2013. Sono esclusi dall’elenco i dbiti con il Fondo monetario internazionale (Fmi), la Banca europea per lo sviluppo e la ricostruzione (Bers) ed altri creditori istituzionali. L’obiettivo – è scritto nella nota di accompagnamento – è difendere gli asset statali da eventuali «attacchi di creditori disonesti contro l’Ucraina».

Sarà il governo ucraino decidere se avvallassi della moratoria

Intervenendo in Parlamento, il premier Arseni Iatseniuk ha auspicato la stipula di un accordo con i creditori stranieri privati sulla ristrutturazione dei debiti in base alle proprie condizioni. In caso contrario – ha fatto sapere – «può essere introdotta una moratoria sul pagamento». Iatseniuk ha spiegato che la legge appena approvata non farà scattare automaticamente la moratoria, ma consentirà al governo ucraino di «decidere se servirsi di questo diritto oppure no». Il dato, tuttavia, più insidioso concerne il fatto che Kiev considera crediti privati anche i 3 miliardi di dollari prestati da Mosca tramite l’acquisto di Eurobond ucraini. Una scelta del tutto unilaterale visto che, al contrario, il ministero delle Finanze russo sostiene che i 3 miliardi devono essere restituiti entro fine anno.

Esclusi i debiti con Fmi e Bers. Il Cremlino vanta un credito di 3 mld di dollari

la decisione del parlamento ucraino aggiunge ulteriore tensione nei rapporti con la Russia di Putin. Tra i due Paesi regge ancora la tregua seguita agli accordi di Minsk ma il futuro delle loro relazioni è appeso a un filo. Proprio mentre veniva introdotta la possibilità di una moratoria anche sul pagamento dei debiti con Mosca, il ministero degli Esteri di Kiev ha inviato una nota ufficiale al Cremlino in segno di protesta dopo la cattura di due presunti militari russi nel sud-est ucraino. La Russia minimizza e parla di due ex-militari mentre un portavoce del governo ucraino, Dmitri Kuleba, bolla l’accaduto come «la prova evidente di tutte le violazioni del diritto internazionale da parte della Russia nel contesto della sua aggressione nei confronti dell’Ucraina». Fuochi di guerra ancora accesi. Che non sembrano tuttavia spegnere l’ottimismo di Angela Merkel e François Hollande, impegnati a Berlino in una conferenza stampa sulla crisi Ucraina: «Siamo per l’attuazione degli accordi di Minsk -hanno ribadito i due statisti – , non vediamo possibili varianti. Un percorso faticoso, ma segnato anche da piccoli successi».