In carcere se ricordi Ramelli. La Russa: ma il saluto romano non è reato

Tre mesi di reclusione e una sanzione da 206 euro per aver fatto il saluto romano. È la condanna chiesta dal pm di Milano Piero Basilone per due esponenti di CasaPound, Marco Clemente e Matteo Ardolino, che hanno scelto di essere processati con rito abbreviato. Sono accusati di apologia del fascismo per aver fatto il saluto romano nell’aprile del 2014 durante la commemorazione a Milano dello studente Sergio Ramelli, di Enrico Pedenovi e Carlo Borsani.

Saluto romano, tra i legali della difesa c’è La Russa

Per gli altri otto imputati, tra cui l’ex consigliere provinciale di Fratelli d’Italia Roberta Capotosti, il cantante Federico “Skoll” Goglio e militanti di Forza Nuova e CasaPound, che non hanno scelto l’abbreviato, il pm ha ribadito la richiesta di rinvio a giudizio. Il difensore di un imputato, Simone Valentino, ha chiesto la sospensione del procedimento con messa alla prova. Capotosti è difesa dal deputato di FdI ed ex ministro Ignazio La Russa, avvocato penalista. Durante l’udienza, inoltre, si è costituito parte civile l’Anpi, che in passato aveva denunciato l’episodio. Il gup di Milano Donatella Banci Buonamici si esprimerà il prossimo 10 giugno sulle posizioni di tutti gli imputati. Sono tutti accusati di aver violato la legge Scelba del 1952, che punisce l’apologia del fascismo, per aver compiuto durante la commemorazione “manifestazioni usuali del disciolto partito fascista” come “la “chiamata del presente”, “l’esposizione di uno striscione inneggiante ai camerati caduti e di numerose bandiere con croci celtiche”. Si è aperto intanto a Milano anche il processo a carico di sedici persone accusate degli stessi episodi avvenuti l’anno precedente, nell’aprile 2013, e già rinviate a giudizio. Tra loro ci sono il cantante Goglio e altri militanti imputati anche per i fatti del 2014. Durante l’udienza, alla quinta sezione penale del Tribunale di Milano, si è costituita parte civile l’Anpi. Il processo proseguirà il prossimo 3 novembre.

La Russa: il saluto romano non è reato

Il rito del ‘Presente’ – ricorda La Russa in un memoriale depositato nel corso dell’udienza preliminare – “è di origine militare e la sua paternità di certo non appartiene al regime fascista: per la sua suggestiva significatività è da sempre officiato in ogni parte del mondo nelle più varie cerimonie ufficiali di commemorazione dei caduti”. Roberta Capotosti, secondo La Russa, ha “sollevato il braccio in sintonia con la parola ‘presente’ nella stessa maniera con cui viene alzato dai militari durante la cerimonia del ‘giuramento’, che mai nessuno ha ipotizzato come apologia del fascismo”. L’obiettivo dei partecipanti era infatti quello di “offrire un doveroso tributo alla memoria” di Ramelli e Pedenovi, assassinati negli anni ’70 a Milano, e Borsani, ucciso il 29 aprile 1945. “La croce celtica – conclude La Russa – è un simbolo non riconducibile alla simbologia fascista alla quale erroneamente è stato a volte avvicinato solo dopo la fine del fascismo”.