Vallanzasca ricorre in appello: «Sono stato incastrato, non ho rubato nulla»

Renato Vallanzasca, il protagonista della mala milanese tra gli anni ’70 e ’80, ha presentato ricorso in appello, tramite il suo legale, l’avvocato Ermanno Gorpia, contro la condanna a dieci mesi di reclusione che gli è stata inflitta lo scorso novembre per aver rubato in un supermercato due paia di mutande, concime per piante e delle cesoie. Una condanna che potrebbe costare al “bel René”, il cui curriculum giudiziario comprende quattro ergastoli e condanne a 296 anni di carcere, la reclusione a vita perché rende molto più difficile la concessione di qualsiasi beneficio nel suo percorso detentivo che sta scontando ad Opera, compresa la liberazione condizionale.

Vallanzasca e l’arresto per il furto  di due paia di mutande

Già lo scorso luglio, infatti, l’arresto per il furto aveva avuto un effetto pesante: il tribunale di sorveglianza gli aveva revocato il regime di semilibertà di cui godeva dall’ottobre 2013 (usciva per lavorare durante il giorno e tornava in carcere a dormire). Il 14 novembre scorso, poi, è arrivata la condanna a dieci mesi da parte del giudice Ilaria Simi De Burgis per tentata rapina impropria. Vallanzasca si è difeso nel processo sostenendo di non aver rubato nulla e di essere stato “incastrato” da una persona che avrebbe messo quelle poche cose nella sua borsa. «Perché mi è stata fatta una cosa del genere non lo so, io so soltanto che entro Natale avrei dovuto discutere della mia liberazione condizionale e potevo tornare libero», aveva spiegato in aula, lamentando che le immagini delle telecamere del negozio che l’avrebbero potuto scagionare “sono sparite”, non sono state acquisite. Da qui il ricorso per chiedere l’assoluzione con il processo d’appello davanti alla terza sezione penale (presidente del collegio Piero Gamacchio) che è stato fissato per venerdì.