Scuola: pasticcio di Renzi, si naviga al buio. E criticavano la Gelmini…

È bastato poco per smascherare il pasticciaccio di Renzi sulla scuola. A differenza dei provvedimenti della Gelmini che furono una vera riforma (scatenò l’ira funesta del Pd  e invece nessuno la critica più, visti i risultati ottenuti) quella di Renzi non è una riforma ma ritocchi. E questi ritocchi sono stati fatti in modo talmente approssimativo e frettoloso da creare imbarazzi. Dall’insegnamento dell’inglese al ruolo dei presidi, dalle supplenze al diritto allo studio. Riguardano diversi temi le richieste di chiarimento che emergono dalle schede di lettura del ddl di riforma del sistema scolastico elaborate dal Servizio Studi della Camera. Spigolando tra le circa 170 pagine del dossier ci si imbatte in diversi rilievi, non soltanto formali, al testo.

L’insegnamento dell’inglese nella scuola primaria

Uno riguarda l’insegnamento dell’inglese nella scuola primaria (art. 2). In proposito il Servizio Studi osserva che «il comma 14 dispone che l’insegnamento della lingua inglese nella scuola primaria è assicurato, nell’ambito delle risorse finanziarie o di organico disponibili, utilizzando docenti madrelingua», o «abilitati all’insegnamento nella relativa classe di concorso», in qualità di specialisti, ovvero ricorrendo alla «fornitura di appositi servizi». Sembrerebbe, dunque – si fa notare – che si intenda consentire l’insegnamento della lingua inglese da parte di soggetti specialisti della materia, non necessariamente in possesso del titolo di abilitazione all’insegnamento nella scuola primaria. Per questo «sembrerebbero necessarie alcune esplicitazioni, sia con riferimento alla necessità (o meno) del possesso del titolo di abilitazione all’insegnamento nella scuola primaria sia – suggerisce il servizio studi ai parlamentari – con riferimento all’eventuale ordine di priorità nell’utilizzo, nonché ai docenti madrelingua (ad esempio, con riguardo ai titoli posseduti) e alla fornitura di appositi servizi».

 Il caos in materie di supplenze e “chiamata” dei prof

Più precisione viene invocata anche in materia di supplenze e chiamata dei prof. «Occorrerebbe chiarire se anche nel caso delle supplenze annuali la competenza farà capo al dirigente scolastico» e «occorrerebbe, altresì, chiarire se si prevede l’integrazione del trattamento stipendiale in termini analoghi a quelli previsti per la copertura delle supplenze temporanee». Per quanto riguarda l’arruolamento degli insegnanti, invece, «al fine di evitare criticità in fase applicativa, occorrerebbe un chiarimento, ad esempio con riferimento all’eventualità di più proposte di incarico indirizzate al medesimo docente da diversi dirigenti scolastici».

 Non è chiara neppure la differenza tra testi e libri

E “lumi» si invocano anche in riferimento al personale educativo «considerato che il comma 10 non prevede la perdita di efficacia per le graduatorie ad esaurimento del medesimo personale (né il medesimo è destinatario del piano straordinario di assunzioni)». Nel capitolo dedicato alla “card” per i prof oltre a non essere chiara, secondo il Servizio Studi, la differenza fra “libri” e “testi”, si invita a valutare, con riferimento agli ingressi, «l’opportunità di fare riferimento ai luoghi della cultura, dei quali, ai sensi dell’art. 101 del d.lgs. 42/2004, fanno parte, oltre ai musei, anche biblioteche, archivi, aree e parchi archeologici, complessi monumentali (nei quali tutti, peraltro, potrebbero svolgersi gli eventi culturali già richiamati nel testo)». E pure sul diritto allo studio bisognerebbe dare un’aggiustata al testo definendo «i principi e criteri direttivi per l’individuazione dei livelli essenziali».