Putin: «Contro di noi è stata scatenata una guerra di fango e menzogne»

Putin a tutto campo. In “Linea diretta” con il Paese, il  leader del Cremlino interpellato sugli argomenti più disparati si è reso protagonista di una maratona di botta e risposta con i cittadini, in collegamento diretto. Sono state circa 2,4 milioni le domande arrivate finora via web e telefono per il suo tredicesimo appuntamento trasmesso in diretta su tre tv e tre radio. Lo scorso anno Putin parlò per 3 ore e 55 minuti rispondendo a 72 quesiti, ma il suo anno record è il 2013: 4 ore e 47 minuti per rispondere a 85 domande su oltre 3 milioni pervenute. A preoccupare di più i russi quest’anno sono le tematiche di carattere socio-economico, sullo sfondo della crisi: stipendi, carovita, indebolimento del rublo (oggi però ha registrato il suo massimo rafforzamento su euro e dollaro da fine ottobre) e pensioni. Ma sono aumentate, rispetto all’anno scorso, le domande di politica internazionale che riguardano le tensioni con la Nato e il conflitto in Ucraina. Uno degli interrogativi più ricorrenti, infine, riguarda il perché la Russia non riconosce le autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk.

Putin, «le sanzioni sono un fatto politico»

Le domande più scottanti e le risposte più sagaci hanno riguardato naturalmente la questione Ucraina. «Mi pare che le sanzioni occidentali non siano più legate direttamente agli eventi ucraini, dato che ora occorre realizzare gli accordi di Minsk, cosa che noi stiamo facendo, mentre Kiev non si affretta a farlo», ha sostenuto Putin con tono perentorio aggiungendo che «le sanzioni, a quersto punto, hanno un carattere politico» e concludendo lapidario a riguardo che «non c’è ad aspettarsi un’ abolizione delle sanzioni a breve», situazione che a detta del numero uno del Cremlino la Russia dovrà imparare a sfruttare per rafforzare le proprie potenzialità e raggiungere un nuovo livello di sviluppo. Dunque Putin è ottimista sulla ripresa dell’economia russa? «Ci vorranno forse anche meno di due anni», ha risposto in merito in linea con il Paese, coerentemente con quanto sostenuto appena sei mesi fa, quando il presidente russo aveva previsto almeno un paio d’anni per un ritorno alla crescita.

«Siamo sempre aperti alla collaborazione con l’Occidente, alla normalizzazione con gli Usa. Ma gli Usa purtroppo non hanno bisogno di alleati ma solo di vassalli», ha aggiunto Putin. «L’Occidente deve cercare compromessi con la Russia invece di imporle un certo cliche». E ancora, sempre riferito alla guerra di fango e menzogne scatenata contro la Russia: «Non intendiamo far risorgere l’impero, non abbiamo un tale obiettivo, anche se cercano di accusarci di questo in continuazione».

Le domande minuto per minuto

Dunque la Russia è fuori dal guado dei problemi? Sicuramente ha superato il picco critico: «I prezzi del petrolio – ha osservato Putin facendo il punto della situazione – sono cresciuti un po’, è vero, e questo è collegato al rafforzamento del rublo. Ma questo rafforzamento solo con il petrolio non si spiega. Gli esperti – ha poi aggiunto il leader russo – vedono che abbiamo superato il momento peggiore e che abbiamo preso delle misure: dunque, ci stiamo muovendo nella direzione giusta. Ecco allora il bilanciofatto da Puntin in linea diretta con il Paese per punti.

1) Ucraina. «È impossibile una guerra tra Russia e Ucraina» ha detto il presidente russo Vladimir Putin rispondendo a una abitante di Gukovo – una cittadina russa della regione di Rostov sul Don, al confine con l’Ucraina – che ha raccontato che durante gli scontri i proiettili arrivavano in territorio russo.

2) L’inflazione. «È vero, l’inflazione è cresciuta ed anche la disoccupazione, ma non come in Europa: da noi è al 5,6% non al 12%». E, ha quindi aggiunto Putin, anche se l’incertezza economica ha portato ad una crescita del deflusso di capitali, in generale il sentimento delle persone è positivo e anche la situazione demografica è migliorata.

3) Il debito Usa. «L’ammontare del debito pubblico degli Stati Uniti è «molto preoccupante», ha sostenuto Putin, non solo per gli stessi Stati Uniti, ma «per l’intera economia mondiale».

4) L’Iran e il «comporomesso» sul nucleare. La revoca russa all’embargo dei missili S-300 all’Iran «è dovuta alla sua flessibilità e al suo desiderio di raggiungere un compromesso sul proprio programma nucleare», ha dichiarato il leader del Cremlino ricordando che «questo tipo di armi non rientrano nella lista della sanzioni Onu e che nel 2010 la fornitura era stata sospesa volontariamente e unilateralmente». E sul finale ha quindi aggiunto: «Gli S-300 non minacciano assolutamente Israele, anzi rappresentano un fattore di deterrenza nella regione».

5) Il rublo. «Una correzione del tasso di cambio era inevitabile, a prescindere dalle sanzioni» ha detto Putin, rilevando come «quel che vediamo è che la nostra moneta sta diventando più forte e i mercati azionari stanno crescendo. Siamo riusciti a evitare la spirale dell’inflazione, nel giorno in cui il rublo ha registrato il suo massimo rafforzamento su euro e dollaro da fine ottobre».