La Rai a misura di Renzi: tutte le novità e le incognite della riforma

Nuova Rai”. I poteri forti del nuovo amministratore delegato, che non potrà però contare su una buonuscita d’oro in caso di revoca; la conferma della licenziabilità degli amministratori messa nero su bianco e definita in modo più chiaro; la revisione del canone entro un anno. Sono i dettagli della nuova Rai voluta dal premier Renzi, condensata nel testo del disegno di legge di riforma approvato dal Consiglio dei ministri una settimana fa e diffuso sul sito di Palazzo Chigi. Una riforma con l’incognita dell’obiettivo del centrosinistra di avere un tv tutta per sé.

La nuova Rai in sei articoli

Un provvedimento snello (sei articoli)  per ridisegnare governance e futuro della Rai. Ecco in sintesi le principali novità: la nomina dei dirigenti apicali, sentito il cda; la firma di atti e contratti (fino a 10 milioni); la gestione del personale dell’azienda; la proposta al consiglio degli atti e contratti di valore strategico, come i piani di trasmissione e produzione; l’attuazione del piano di investimenti, del piano finanziario, del preventivo di spesa annuale, delle politiche del personale e dei piani di ristrutturazione. Nominato dal cda su proposta dell’assemblea dei soci, l’ad – si legge nel testo – non è dipendente Rai, resta in carica per tre anni, «salva la revoca delle deleghe in ogni momento» da parte dello stesso consiglio, «sentita l’assemblea».

La sfiducia dell’Ad

È una disposizione che di fatto conferma, pur disciplinandola in modo più dettagliato,  la normativa attuale, che consente al cda della Rai di sfiduciare il direttore generale. In caso di revoca, spiega ancora il disegno di legge, l’ad dovrà accontentarsi di un’indennità pari a 3/12 del suo compenso annuo. Anche i componenti del cda – sette al posto degli attuali nove – possono essere revocati dall’assemblea  dopo la “valutazione favorevole” della Vigilanza. Il Testo unico della radiotelevisione (che ha assorbito la legge Gasparri) prevede che la Vigilanza possa formulare una delibera con cui chiede all’assemblea dei soci di revocare la nomina di un consigliere.  Il ddl delega al governo il compito di adottare, entro un anno dall’approvazione della riforma, «uno o più decreti legislativi» che tengano conto, tra l’altro, di alcune esigenze come l’efficientamento del finanziamento della Rai.

Servizio pubblico

Il documento che definisce gli obblighi di servizio pubblico durerà cinque anni e non più tre. Il ddl sulla nuova Rai prevede anche che gli indirizzi per il raggiungimento dell’intesa con l’Autorità vengano decisi dal Consiglio dei ministri. Se il ministero dell’Economia, che detiene il 99.56% della Rai, dovesse vendere una quota di capitale superiore al 10%, verrebbe automaticamente meno la concessione del servizio pubblico. Il provvedimento inizierà il suo iter dalla commissione Lavori pubblici del Senato: «Ci sono tutti i presupposti per fare presto», ha detto la segretaria della commissione, Laura Cantini, a costo di fare gli straordinari per accontentare il frettoloso Renzi.