Nell’Italia di Renzi nuovo record di tasse (50.3%) e di persone in povertà

La conferma arriva dall’Istat: col governo Renzi la pressione fiscale è schizzata alle stelle. Nel quarto trimestre 2014  è stata pari al 50,3%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto allo stesso trimestre del 2013 (50,2%). L’Istat certifica che nell’intero 2014 è risultata pari al 43,5%, in aumento anche di 0,1 punti percentuali rispetto all’anno precedente (quando si era attestata al 43,4%).

Pressione fiscale, il centrodestra all’attacco

Dati allarmenti che creano allarme sociale. «Colpa dei gufi?», scrive su Twitter il consigliere politico di Forza Italia, Giovanni Toti. Gli fa eco il capogruppo leghista alla Camera Massimiliano Fedriga: «Con Renzi e Boschi gli unici a guadagnarci sono gli azionisti di Banca Etruria. Da un anno il premier ci propone la “pappetta” del taglio delle tasse. Solo balle, e i dati lo confermano. Il peso, insostenibile, del fisco continua a salire. Metà del reddito delle famiglie finisce nelle fauci dello Stato. E sale anche il rapporto deficit-Pil, confermando il trend negativo di un governo che sta facendo favori solo alle banche, dimenticandosi dell’economia reale e dei cittadini. Il vero freno alla crescita si chiama Matteo Renzi, la sua uscita di scena è diventata un’urgenza nazionale». Mentre il Codacons parla di «una pressione fiscale abnorme». «La pressione fiscale – dice l’associazione dei consumatori – è passata dal 41,8% del 2004 al 43,5% del 2014, portando l’Italia ai primi posti della classifica Ue per il peso della tassazione. In base agli ultimi dati disponibili, infatti, pagano più tasse di noi solo i cittadini di Danimarca (49,3%), Belgio (47,1%), Francia (46,9%), Svezia (44,6%), Paesi dove il sistema di assistenza sociale è nettamente superiore al nostro».

Si allarga il divario tra chi ha un reddito basso e i Paperoni

Una situazione che allarga la forbice tra chi ha un reddito basso e i Paperoni. Nella fascia di contribuenti fino a 15mila euro si colloca, infatti, il 46% degli italiani, che dichiara solo il 5% dell’Irpef.  Tra i 15mila e i 50mila euro si posiziona il 49% (il 58% dell’Irpef), mentre solo il 5% dei dichiara più di 50.000 euro (37% dell’Irpef). I “Paperoni“, sopra 300mila euro sono 30mila (lo 0,1% dei contribuenti).