Giubileo, si temono gli affaristi. A vigilare sarà Sabella e non il sindaco Marino

Non lo si può chiamare commissario per non turbare la sensibilità del sindaco di Roma Ignazio Marino ma la scelta di affidare ad Alfonso Sabella, ex magistrato e oggi assessore alla Legalità, la guida della cabina di regia per il Giubileo straordinario indetto da Papa Francesco composta da governo, Comune, Regione e Vaticano per molti giornali assume il senso di una sconfessione, di una sfiducia all’operato di Marino. Non sarà il sindaco ma Alfonso Sabella, il magistrato antimafia “prestato” alla giunta Marino all’indomani dell’esplosione dello scandalo di Mafia Capitale, il capo dell’«ufficio di missione» creato per l’Anno Santo e per il primo cittadino non sarebbe stata una scelta indolore visto che Libero arriva a riferire che Marino avrebbe messo sul piatto delle trattative anche le sue dimissioni pur di non essere esautorato.

Per il Giubileo la Chiesa dice no alle speculazioni

Il timore che anche il Giubileo possa essere un’occasione per gli uomini del malaffare c’è nella politica romana e  nella Chiesa. Lavori, appalti, investimenti potrebbero, infatti, far gola a organizzazioni criminali. Per questo già si invocano “regole”. Le chiede Alfonso Sabella, ma pure le associazioni dei consumatori fanno appello affinché ci sia una task force contro le speculazioni. E nella Chiesa non celano il timore che l’Anno Santo Straordinario possa essere occasione di guadagno per qualche malfattore. “Io questo timore ce l’ho – dice il direttore della Caritas romana, monsignor Enrico Feroci – perché c’è una diffusa carenza di etica e quando si apre uno spazio c’è sempre qualcuno che cerca di infilarsi”. “Il Giubileo è un dono, un evento spirituale, non può essere un business”, sottolinea il cardinale vicario Agostino Vallini. La Chiesa di Roma allora rilancia: “Facciamo del Giubileo un momento per pensare ai poveri”. E in concreto è allo studio un condono dei debiti per le famiglie più povere, con il coinvolgimento delle aziende municipalizzate, e la istituzione di un fondo famiglia per dare una mano ai nuclei che ormai versano in una situazione di disperazione.