Strauss-Kahn, l’assalto delle Femen e l’amara verità delle prostitute

L’accoglienza non è stata delle migliori. Ad aspettarlo, fuori dall’aula, c’erano le terribili Femen. Che hanno assalito la lussuosa berlina nera sulla quale si trovava Dominique Strauss-Kahn arrivato, in quel momento, al Tribunale di Lille, nel nord della Francia, per il processo che lo vede imputato, per sfruttamento aggravato della prostituzione nel giro Hotel Carlton di Lille, accusato com’è di essersi fatto pagare alcune prostitute per soddisfare i suoi notevoli appetiti sessuali. Chiuso dentro l’auto, da dietro ai vetri, Dsk, noto per la sua incapacità di gestire i propri desideri sessuali, ha visto il gruppetto di Erinni, completamente nude dalla cintola in su, scalare il cofano della sua macchina fino a quando sono intervenute alcune pattuglie della polizia francese che hanno placcato le scatenate ammanettandole e trascinandole via.
E’ stato l’aperitivo di quello che sarà il processo per l’ex-capo del Fondo monetario internazionale inciampato in vari scandali sessuali sulla strada per l’Eliseo.
Dsk sa che saranno tre giorni non facili, tre giorni durante i quali dovrà fare appiglio a tutta la sua capacità comunicativa e al suo eloquio raffinato per tirarsi fuori dai guai.

La prostituta: Strauss-Kahn mi fece male, un rapporto contro natura

Chiamata davanti ai giudici una delle prostitute che hanno partecipato ai festini a luci rosse con Dominique Strauss-Kahn ha raccontato, senza nascondere nulla all’immaginazione: «Piangevo e dicevo che mi faceva male ma ero consenziente, avevo bisogno di quei soldi». E, ancora, inguaiando, di minuto in minuto, l’insaziabile Dsk: «Era un rapporto animale, contro natura. Non avevo l’abitudine di quelle pratiche», ha continuato la prostituta.
Dsk non ha trovato di meglio che sostenere che non c’è stata alcuna attività sessuale «sfrenata» ed è quindi tornato a difendersi dicendo che «non sapeva» che le donne con cui partecipava ai festini hard fossero prostitute.
«Erano solo quattro incontri all’anno durante tre anni», si è difeso Dsk.
Controllato, Dominique Strauss-Kahn ha trovato il tempo, tra una testimonianza e l’altra di parlare anche di economia con l’atteggiamento supponente che nessuno gli nega e che si moltiplica al cubo mixandosi al suo ego smisurato e al suo atteggiamento da francese radical chic: «Quando ero al Fondo monetario internazionale, abbiamo salvato il pianeta da una delle peggiori crisi finanziarie». Impegnato com’era con i destini del mondo, c’è da capirlo se poi ha sfogato il suo stress in quel «rapporto animale, contro natura».