Scuola, basta menzogne sull’abolizione delle ore di Storia dell’arte. Gelmini: «Io le ho aumentate»

Una leggenda metropolitana si aggira da mesi sul mondo della scuola, rimbalzata nella corrida della demagogia al punto da sembrare verità. Tra le “pesanti eredità” della riforma Gelmini ce ne sarebbe una particolarmente inaccettabile, l’aver abolito la Storia dell’Arte. Ora è il caso di ripristinare la correttezza delle informazioni e le notizie sono una buona e una cattiva: la prima è che la Storia dell’arte è salva e non rischia l’oblio; la seconda notizia invece è più grave perché bisogna prendere atto che nel frullatore di un cattivo uso dei media finiscono delle balle colossali ad uso e consumo della propaganda politica e delle invettive ad personam. Tra queste spicca la polemica contro la riforma Gelmini che ci sta sempre bene… Per questo bene ha fatto la titolare della riforma durante l’esecutivo Berlusconi a mettere in chiaro la vicenda. «Sull’insegnamento della Storia dell’arte nelle scuole secondarie superiori occorre chiarire prima di tutto i dati di partenza che derivano dai quadri orari dei nuovi programmi varati con la Riforma», scrive Mariastella Gelmini, vice capogruppo vicario di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un editoriale pubblicato sulla rivista on-line “Il Giornale Off”. «Partiamo quindi dai dati di fatto: prima della Riforma l’ordinamento del liceo classico prevedeva complessivamente, per la storia dell’arte, 4 ore a settimana nel solo triennio (1 in terza e quarta, 2 in quinta per ogni settimana). Chi ha frequentato il liceo classico anni fa ricorderà bene, infatti, che la Storia dell’arte si studiava solo nel triennio. La Riforma ha innalzato da 4 a 6 le ore settimanali di insegnamento nel triennio (+ 33% di ore rispetto ai precedenti quadri orari)». Quanto al liceo scientifico, le ore previste per la Storia dell’arte (la cattedra di preciso è Disegno e Storia dell’arte) sono rimaste invariate, ossia 2 ore a settimana per tutti i cinque anni. La stessa cosa vale per il Liceo Scientifico opzione “scienze applicate”». Ancora, spiega la Gelmini: «La Riforma ha, inoltre, introdotto due nuovi licei: quello linguistico e quello delle scienze umane. Trattandosi di percorsi nuovi non si può fare un confronto con un ordinamento precedente: in entrambi, però, è stata inserita la Storia dell’arte. Più nel dettaglio il Liceo Linguistico conta 6 ore di Storia dell’arte nel triennio, ossia due ore a settimana così come nel Liceo delle scienze umane e nel Liceo delle Scienze Umane: entrambi contengono 6 ore nel triennio, ossia, due ore a settimana». Insomma, nessun attentato al valore dello studio del nostro patrimonio, come si evince. «Il Liceo artistico – prosegue ancora la Gelmini – è stato profondamente trasformato, inglobando anche gli istituti d’arte, e le ore di Storia dell’arte sono 15 (3 ore per ogni anno, sempre a scadenza settimanale). Il liceo musicale e coreutico, anch’esso di nuova istituzione, ne prevede 10 (2 ore per ogni annualità)». Bastava una stanca ricerca sui siti dei vari istituti scolastici per rendersi conto che la situazione era ed è in questi termini, anziché farsi cullare da uno stanco indottrinamento ideologico. In conclusione, quindi, «la Storia dell’arte è stata inserita in tutti i nuovi licei, comprese le nuove opzioni, ed è stata aumentata nel liceo classico rispetto agli ordinamenti vigenti prima della Riforma. Anche nell’Istituto tecnico per il turismo le ore di “Arte e territorio” sono in totale 6 a settimana». L’unico percorso dove non è stata inserita, è il Liceo a opzione sportiva,« che è nato sotto l’egida dei miei successori Profumo e Carrozza». La polemica priva di fondamento è nata da un equivoco, dalla razionalizzazione delle varie sperimentazioni: «Esistevano 800 diversi indirizzi sperimentali, una frammentazione inaccettabile ed insostenibile, che presentava i modelli orari più disparati e che non può essere oggetto di confronto vista l’estrema varietà. In alcuni percorsi, infatti, la Storia dell’arte era presente, in altri era del tutto assente anche nel triennio».