L’Onu agli Stati: «L’unica famiglia è quella naturale, proteggetela». La risoluzione passa, ma l’Italia vota contro

Un solo tipo di famiglia, un richiamo chiaro agli Stati affinché la proteggano, diversi riferimenti espliciti ai diritti e al benessere dei bambini. La scorsa settimana il Consiglio dei diritti umani dell’Onu ha approvato una risoluzione a tutela della famiglia come «elemento naturale e fondamentale della società».

In Italia il provvedimento non ha avuto granché eco, ripreso di fatto solo dai media cattolici. I giorni in cui la risoluzione è stata approvata coincidono con quelli della diffusione su internet della cosiddetta «foto che ha commosso il web» ovvero l’immagine del bimbo appena nato sottratto alla madre surrogata e affidato alle braccia dei due “padri” a petto nudo. Ecco, la risoluzione dell’Onu è una risposta indiretta a quella immagine e alla propaganda che le sta dietro, perché i 47 membri del Consiglio per i diritti umani, a larga maggioranza, hanno detto che, no, quella non è una vera famiglia. Affermarlo non è stato facile e i sostenitori della risoluzione hanno dovuto fare barriera contro i numerosi tentativi degli oppositori di edulcorare il testo. I voti per la famiglia naturale sono stati 26, quelli contrari 14, gli astenuti 6. In particolare, hanno votato a favore gli Stati africani, quelli del Medio Oriente, la Russia e la Cina. L’Italia, rappresentata dall’ambasciatore Maurizio Enrico Serra, ha votato contro come tutti gli Stati europei e gli Usa, con la sola eccezione della Macedonia che si è astenuta. No alla famiglia naturale è stato detto anche da alcuni Stati del Sud America, fra i quali l’Uruguay si era fatto promotore di un emendamento in assemblea generale in cui si sosteneva che la famiglia «non può essere ridotta a un modello solo». Fra gli altri tentativi di stravolgere il testo si segnalano quello dell’Inghilterra che voleva che anche le coppie gay con figli fossero riconosciute come famiglia; degli Stati Uniti, per cui si sarebbe dovuto ammettere che esistono «miriadi di strutture familiari»; dell’Argentina, secondo cui bisognava prendere atto che una definizione di famiglia è «impossibile». Del resto, la strada per arrivare al voto della scorsa settimana è stata lunga e complessa. Era da almeno un anno che si aspettava la discussione della risoluzione, presentata all’assemblea generale da 28 Stati e poi sostenuta da 71, in occasione del ventesimo anniversario dell’Anno internazionale della famiglia. Ora che questo passaggio è superato il tema tornerà nuovamente alle Nazioni Unite in settembre, per una discussione in difesa della famiglia naturale che verterà tutta sulla linea imposta dalla risoluzione. Una linea con cui il Consiglio dei diritti umani dell’Onu ha riaffermato che «la famiglia è l’elemento naturale e fondamentale della società e che essa ha diritto alla protezione della società e dello Stato». Non solo, le Nazioni Unite hanno ricollocato la famiglia nel campo dei diritti fondamentali, sostenendo che «incombe in primo luogo agli Stati di promuovere e proteggere i diritti dell’uomo e le libertà fondamentali di tutti gli esseri umani, in particolare delle donne, dei bambini e degli anziani» e che «spetta alla famiglia in primo luogo allevare e proteggere i bambini e che essi, per poter raggiungere una completa e armoniosa maturazione della loro personalità, devono crescere in un quadro familiare e in un’atmosfera di felicità, amore e comprensione».