Regali di gran lusso ai professori, è scandalo a Londra. Meglio “l’Italia delle vongole”

Gli austeri moralisti britannici, quelli sempre pronti ad arricciare il naso contro i “corrotti” costumi mediterranei (secondo i vieti pregiudizi nordeuropei), hanno ora di che rimanere inorriditi per quello che accade in casa loro. Strane cose si verificano ad esempio nelle scuole di Sua Maestà. Un tempo si regalava infatti  la classica torta all’insegnante. Ma oggi, nelle scuole private del Regno Unito, si sta diffondendo un nuovo allarmante fenomeno: i genitori, spesso ricchi imprenditori arrivati da Russia, Medio Oriente e Cina (questa almeno è la imbarazzata giustificazione), fanno doni ai professori dei loro figli sempre più costosi. Al limite della corruzione, come si legge sul Daily Telegraph, che anticipa una inchiesta che uscirà sul magazine Tatler. L’elenco dei “presenti” arrivati sulle cattedre comprende di tutto: gioielli, borse di Prada, perfino soldi in contanti. «Questi genitori stanno facendo qualcosa che si avvicina molto alla corruzione», ha spiegato un preside che ha voluto mantenere l’anonimato (teme forse di perdere il posto?). In certi casi, la “generosità” delle famiglie è diventata imbarazzante: a un insegnante sono state offerte le chiavi di una villa padronale e a un altro la possibilità di usare un jet privato. Di fronte a questo fenomeno alcune scuole hanno messo un “tetto” ai regali troppo costosi che possono essere accettati, per evitare favoritismi. Tetto o non tetto, pensiamo solo a che cosa accadrebbe in Italia se  dovessero verificarsi episodi del genere anche nei nostri Istituti scolastici. Come minimo fioccherebbero le denunce alle Procure della Repubblica e i Pm sarebbero costretti agli straordinari. Altro che un’inchiesta giornalistica! Gli editorialisti dei maggiori quotidiani lancerebbero fulmini contro l’illegalità di massa. L’opinione pubblica invocherebbe la decimazione dei dirigenti scolastici. E parecchie carriere verrebbero stroncate. Morale della favola? Non lamentiamoci troppo dei nostri costumi, che, quanto a etica pubblica, non sono secondi a nessuno. Anzi, i moralisti nordeuropei dovrebbero fare qualche stage di aggiornamento proprio nella vituperata “Italia alle vongole”.