Con Biancaneve lesbo si estende la tutela dei diritti…

Venezia non si arrende e difende il diritto di combattere i pregiudizi di ordine sessuale leggendo ai bambini dai 3 ai 6 anni le favole gay, le favole “alternative” frutto dell’insana, folle idea della delegata del sindaco Camilla Seibezzi, che ha fatto distribuire questi volumettiin 36 asili nido e in 18 scuole materne. La Serenissima è in fiamme per queste “favole arcobaleno” che potrebbero essere distribuite in tutti gli istituti, usando i bambini più piccoli come cavie per cervellotici, confusi esperimenti pedagogici. Di fatto un “lavaggio di cervello”, l’imposizione di un modello minoritario che si scontra con i modelli familiari dominanti della stragrande maggioranza dei bambini. Già, ma cosa contano i bambini quando c’è di mezzo l’ideologia laicista che ora alza il tiro, visto che le giovani menti sono maggiormente permeabili agli imput che vengono dall’esterno. Guarda caso, però, non siamo solo noi i retrivi e beceri conservatori. Si apprende, infatti, che lo stesso sindaco di Venezia Orsato sia imbarazzato da quest’idea delle favole gay: «Serve tutelare i diritti civili e non fare propaganda». Una bocciatura, con toni soft, ma pur sempre una bocciatura», non molto diversa dalle reazioni del centrodestra che chiedeva un’immediata sospensione della distribuzione dei libretti ai bambini.  Neanche al sindaco sono piaciute le storielle in essi contenute: c’è un Papà bis, storia di genitori che si separano introducendo una seconda figura genitoriale, ma c’è anche E con Tango siamo in tre», dove due pinguini maschi covano un uovo. Non sono un po’ piccoli i bambini di quella fascia d’età per capire i problemi di una separazione, di un’adozione, di una famiglia con due mamme o due papà, anche se raffigurate da pinguini e pulcini? Questa è propaganda travestita da pedagogia.

C’è infatti divisione nella stessa maggioranza di sinistra. Molto critica è anche Tiziana Agostini, l’assessore comunale alle politiche educative: «Non è assolutamente possibile che i materiali arrivino direttamente nelle mani di piccoli e piccolissimi senza una adeguata valutazione dei tecnici e del personale competente». Aggiunge: «Vorrei evitare strumentalizzazioni. I bambini non devono mai essere usati come bandiera politica. E bisogna sempre tener conto delle varie sensibilità della nostra società». Già, non di una sola imposta e conculcata attraverso l’atto subdolo della lettura di una fiaba.

Ma i crociati delle favole gay procedono a oltranza: le famiglie omogenitoriali «sono una realtà che la società italiana non può continuare a ignorare. Sono più di centomila, nel nostro Paese, i figli di genitori omosessuali», afferma l’associazione Famiglie Arcobaleno secondo cui é «essenziale che la scuola italiana, frequentata da questi bambini e ragazzi, adotti gli strumenti culturali per assicurare a tutti un’esistenza felice, a cominciare dai libri di testo». La pretesa sarebbe quella di risolvere il problema dell’omobobia, che neanche a livello politico gli adulti riescono a risolvere, scaricandolo sui minori da 0 ai sei anni. Due pinguini e un uovo sarebbero la soluzione di un problema culturale così complesso? La prima reazione sarebbe quella di dubitare della lucidità mentale di chi propone queste iniziative. Ma la realtà è che il pressing sulla morale familiare tradizionale e maggioritaria è un piatto ideologico ancora troppo ghiotto. Delirante, poi, Gianfranco Bettin, sociologo e assessore alle Politiche giovanili del comune di Venezia:«È forse un tentativo disperato, ma bisogna provarci malgrado la canea, quello di far ragionare sul vero cuore dell’iniziativa: allargare i diritti, estendere le tutele e gli spazi a tutti e a tutte, garantire la libertà di scelta e di approccio alla vita e all’amore». Gli oltre centomila bambini figli di genitori omosessuali meritano tutto il rispetto e le tutele di questo mondo, ma anche i figli di famiglie tradizionali meritano di crescere negli asili e nelle scuole senza confusioni e messaggi per loro destabilizzanti.