Putin risponde allo scudo spaziale americano schierando missili puntati verso l’Europa

Vladimir Putin lo aveva detto chiaro e tondo nel suo discorso alla nazione di qualche giorno fa: «Non aspiriamo allo status di superpotenza come pretesto egemonico ma nessuno dovrebbe illudersi sulla possibilità di ottenere una superiorità militare sulla Russia, risponderemo a ogni sfida, politicamente e tecnologicamente». Secondo le rivelazioni in esclusiva del quotidiano tedesco Bild, che cita non meglio precisate fonti di sicurezza, Mosca avrebbe già risposto allo scudo antimissilistico Usa in Europa dispiegando «negli ultimi 12 mesi un numero a due cifre» di batterie di missili a corto raggio alla frontiera con la Ue: nell’enclave russa di Kaliningrad, tra Polonia e Lituania, e lungo il confine con i Paesi Baltici. «Putin schiera missili per testate atomiche», è il titolo del giornale. «Ritorna la guerra fredda?», si chiede il sottotitolo. Una mossa documentata da immagini satellitari riservate, di cui non è precisata né la provenienza né la data. Si tratterebbe degli Iskander M (gli SS-26 Stone, nel codice Nato), missili dotabili sia di cariche convenzionali che nucleari, con una gittata massima di circa 500 chilometri, insufficiente quindi a colpire Berlino (la distanza in linea d’aria è di 527 chilometri). Una potenziale minaccia nucleare contro il Vecchio Continente, compreso l’alleato militare più prezioso per Usa e Nato nella Ue. Secondo la Bild, la Russia avrebbe quindi attuato una minaccia che aveva formulato da tempo come reazione al progetto di scudo anti missile americano, concepito come difesa da eventuali attacchi da Iran e Corea del nord ma considerato da Mosca come un vulnus alla propria sicurezza e all’equilibrio strategico. Russia e Usa sono impegnati da anni in un lungo braccio di ferro sullo scudo. Lo scorso aprile Obama aveva inviato a Putin un pacchetto di proposte all’insegna del reset, suggerendo un accordo giuridicamente vincolante per garantire la trasparenza sullo scudo, oltre ad un ulteriore passo nel disarmo nucleare. Una apertura ritenuta non sufficiente da Mosca, che ha sempre proposto uno scudo comune o la rinuncia a un progetto contro una minaccia ritenuta inesistente. Tanto più ora che si profila una soluzione al dossier nucleare iraniano. È dalla fine del 2011 che la Russia minaccia di installare Iskander a Kaliningrad, dove nel frattempo è entrata in funzione una nuova stazione radio capace di controllare lo spazio aereo occidentale, con un raggio sino a 6000 chilometri, quindi tutta l’Europa, compresa la Gran Bretagna. Finora tuttavia Mosca ha sempre smentito di aver piazzato questi missili nella sua enclave europea e non ha mai confermato neppure le indiscrezioni dei mesi scorsi di Iskander nell’alleata Armenia. Ma nel suo discorso alla nazione Putin ha denunciato che lo scudo anti missile è «difensivo solo a parole». E che esso, insieme alla corsa Usa verso nuovi armamenti, in particolare quelli a lungo raggio non nucleari, rischia di «ridurre a niente» gli attuali accordi sul disarmo atomico e di alterare l’equilibrio strategico post guerra fredda. Un equilibrio che Putin vuole mantenere, per tener testa alla superpotenza americana. Nessun commento ufficiale, per ora, dal quartier generale della Nato a Bruxelles. Fonti dell’Alleanza si sono limitate ad affermare che sono in corso verifiche sulle rivelazioni di Bild.