Anche il Giappone celebra D’Annunzio. Solo in Italia c’è ancora chi storce il naso…

1 Nov 2013 17:28 - di Guglielmo Federici

Non è un caso che l’Università di Tokyo dedichi un omaggio a Gabriele d’Annunzio nel 150° anni­ver­sa­rio della nascita. La sua grandezza è acclarata in tutto il mondo, solo in Italia c’è chi continua a storcere il naso per motivi politici. Nella vorace curiosità intellettuale ed estetica del Vate per i saperi, le conoscenze, le sensazioni, gli amori, il Giappone occupò un posto di primo piano,un’attenzione venata di palese ammirazione che durò per oltre cinquant’anni. La mostra iconografica che si apre il 2 novembre – la prima in Giappone – è sì una cele­bra­zione dell’opera let­te­ra­ria del Vate e del suo impatto sti­li­stico, che ha influen­zato scrit­tori come Yukio Mishima, ma è soprat­tutto un omag­gio alla figura di d’Annunzio come pre­cur­sore dello “stile ita­liano”, in ter­mini di ori­gi­na­lità e raffinatezza. «Nel Giappone nei dintorni di Kyoto abiterò un vecchio tempio di legno fra i ciliegi lievi e gli stagni coperti dai fiori del loto e i sorrisi discreti dei bonzi…». Così scriveva d’Annunzio il 21 luglio 1923, e nel maggio del 1900 aveva scritto: «Un altro Impero…, quello del Sol Levante, dà l’esempio inaudito d’una trasformazione che sembra piuttosto una creazione portentosa. E qui l’orgoglio di stirpe trionfano e divorano insaziabilmente. Coloro i quali vinsero il Figlio del Cielo, oggi aspirano a tutte le conquiste». In queste due citazioni convivono due momenti dell’attrazione  per l’Impero del Sol Levante: un’ ammirazione estetica per un Giappone creatori di oggetti e sensazioni raffinate, di suggestivi ed eleganti ornamenti delle donne alla moda dell’aristocrazia. Dall’altro il Vate ammirava nel Giappone la capacità “guerriera” e la determinazione di una Nazione che diveniva artefice dei propri destini, mutando la sua condizione da voluto secolare isolamento in una aggressività imperialista.

Parte del per­corso espo­si­tivo si com­pone di oggetti, abiti, foto­gra­fie e altri pezzi ori­gi­nali pro­ve­nienti dal Vittoriale degli  degliIta­liani, per accom­pa­gnare il pub­blico giap­po­nese in un viag­gio attra­verso la geniale eccen­tri­cità e l’audace crea­ti­vità dell’estetica dannunziana. Con­te­stual­mente verrà riser­vata una sezione anche al d’Annunzio patriot­tico, stra­tega e con­dot­tiero che, attento al pro­gresso tec­no­lo­gico, pro­gettò il raid aereo Roma-Tokyo a cui però non poté par­te­ci­pare di per­sona, avendo deciso di occu­pare Fiume con i suoi legionari. Non è un caso che lo accompagni in questa impresa un fedele amico giapponese, Harukichi Shimoi, un fine intellettuale, ardente studioso di Dante e appartenente ad un’antica famiglia di samurai. Ebbe un ruolo fondamentale per permettere a d’Annunzio di approfondire la cultura giapponese e in particolar modo la poesia. Un legame reciproco, svelato dai documenti presenti negli archivi del Vittoriale che attestano come le opere dannunziane nei primi decenni del Novecento venivano lette e tradotte in varie parti nel mondo, non ultimo  dell’Estremo Oriente: molti lettori giapponesi lo leggevano con entusiasmo. In occa­sione del sim­po­sio inau­gu­rale della mostra, che si terrà il 2 novem­bre presso l’Università di Tokyo, la pre­sen­ta­zione di d’Annunzio poeta e ante­si­gnano dello stile ita­liano sarà curata da Giordano Bruno Guerri,  pre­si­dente della Fon­da­zione Vit­to­riale degli Ita­liani e artefice di questa operazione culturale. Sull’intensa rete di rap­porti cul­tu­rali tra il Vate e il Giap­pone e, in par­ti­co­lare, sull’influenza dan­nun­ziana nelle opere di Mishima, par­lerà, invece, il pro­fes­sor Take­shi Inoue, uno dei mag­giori esperti di d’Annunzio in Giappone.

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