Solo in Italia si “onorano” i terroristi: Prato vuole (finalmente) togliere la targa “via Bresci”

L’Italia è l’unico Paese al mondo in cui vengono eretti monumenti e intitolate strade a terroristi. Come Gaetano Bresci, l’anarchico che il 29 luglio del 1900 uccise a Monza re  Umberto I.  Oltre all’intollerabile sconcio del blocco di marmo e dell’iscrizione che sorgono a Carrara,  al regicida è dedicata anche una strada Prato. Qualcosa però comincia finalmente a muoversi  nella città laniera, visto che negli ultimi tempi si discute con una certa animosità  se revocare o meno l’intitolazione della via all’assassino di Umberto I. L’iniziativa è dell’associazione di sentimenti monarchici Nastro Azzurro, che ha presentato in Comune, amministrato dal centrodestra, una settantina di firme per chiedere che via Bresci cambi nome. La notizia è stata pubblicata dalla cronaca locale de La Nazione,  dove si precisa che si tratta di una  “strada fantasma” e  sulla quale si affacciano solo due o tre capannoni. L’intitolazione della strada a Bresci risale ad una quarantina di anni fa. L’iniziativa fu dello scrittore Armando Meoni, allora consigliere socialista. E a quel tempo si parlò di una tacita intesa per la demenziale intitolazione tra il Pci, che aveva la maggioranza assoluta in consiglio comunale e la Dc che sedeva all’opposizione.

“Strada fantasma” o meno, è inammissibile  che un luogo pubblico sia intitolato a chi uccise un capo di Stato italiano, ancorché più di un secolo fa e ancorché in un altro regime costituzionale. È come se negli Stati Uniti si intitolasse una strada a chi assassinò Abramo Lincoln oppure si erigesse un monumento a Lee Oswald, il carnefice di  John Kennedy. Oppure ancora se in Austria un Comune onorasse la memoria dell’anarchico che uccise l’imperatrice Sissi. In Italia invece sembra normale ricordare con tutti gli onori un gesto di fanatismo criminale. E dire che Umberto I era chiamato il “Re buono” per la sua sollecitudine verso i bisognosi e che persino Filippo Turati (i socialisti del 1900 volevano la rivoluzione) si rifiutò di difendere Bresci in tribunale (il leader socialista era anche avvocato). E vale la pena anche ricordare che nel nostro Paese si girano film sui brigatisti come se fossero eroi tragici e che rinomati intellettuali incitano i No Tav ( composti in gran parte da anarchici insurrezionalisti) alla rivolta e al sabotaggio. Non è dunque una semplice  discussione di provincia il caso che si è riacceso a Prato sulla via a Bresci. Ma è uno specchio (uno tra i tanti) di un’Italia in cui il valore  dello Stato ( della sua autorità)  continua, incredibilmente, a essere oggetto di  discussione, invece di essere considerato, come in qualsiasi Paese normale, un punto fermo su cui non è lecito e saggio disquisire.