Iva, il governo pensa ad un rinvio. Brunetta invoca il blocco dell’aumento per decreto

“Saranno giorni duri, noi ci proveremo assolutamente, ma bisogna mettere in ordine le priorità, tra Iva, Imu, occupazione giovanile. Tutto non ci sta”. Così il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, a Radio Anch’io. “Proverei – afferma – a trovare punto di mediazione”, e quindi per l’Iva “forse un rinvio sarebbe la soluzione”. Parole che fanno eco a quelle di Stefano Fassina, il viceministro dell’Economia che ha confermato l’asse con Brunetta sulla questione dell’Iva: “Un eventuale aumento sarebbe una misura sbagliata e pericolosa”. Ieri Brunetta aveva auspicato il varo di un decreto per bloccare l’aumento dell’Iva entro il 24 giugno e aveva giudicato controproducente il balletto di notizie sull’aumento o meno dell’Iva.

Il presidente di Confcommercio e Rete Imprese Italia, Giancarlo Sangalli, apre intanto alla possibilità di sospendere l’aumento dell’Iva per alcuni mesi in attesa della definitiva cancellazione del rialzo per l’aliquota dal 21 al 22 per cento. A margine dell’assemblea di Confesercenti, Sangalli risponde infatti con un “sì” a chi gli chiedeva della possibilità di rinviare l’incremento della tassa per poi arrivare all’eliminazione del rialzo. Sangalli ha così sottolineato: “Bisogna fare di tutto perché non venga aumentata l’Iva, sarebbe come buttare benzina sul fuoco, ancora ardente, della recessione”. Secondo Sangalli “in termini occupazione, consumi e crescita, da troppo tempo siamo giocando al ribasso”.

Un netto no all’aumento dell’Iva arriva anche dal presidente della Confesercenti Marco Venturi che, parlando all’assemblea dell’organizzazione, afferma: “Non possiamo accettare una manovra che abbassi l’Irpef e alzi l’Iva, che abolisca l’Imu e aumenti la Tares o viceversa. Abbiamo bisogno di una vera riforma che riduca la pressione fiscale e valorizzi le imprese e il lavoro rispetto alle rendite ed ai patrimoni”. Venturi ha parlato inoltre ha parlato di un’ecatombe di chiusure e cessazioni di attività: “Ogni giorno chiudono 5 negozi di ortofrutta, 4 macellerie, 42 di abbigliamento, 43 ristoranti,40 pubblici esercizi”.