Se la sinistra vuole insegnare la religione al Papa…

«Rendete dunque ciò che è di Cesare a Cesare, e ciò che è di Dio a Dio». Una lettura del Vangelo farebbe bene a credenti e non credenti ed eviterebbe di scivolare in errori e paradossi incredibili, tanto da giungere alla pretesa di insegnare il cattolicesimo al Papa. Il no di Ratzinger ai tentativi di rendere il matrimonio tra un uomo e una donna equivalente all’unione tra gay non è certo una novità, è stato ribadito tante volte dai Pontefici e dalle strutture vaticane, con precisi riferimenti religiosi. Ma stavolta, forse perché si avvicinano le elezioni e tutto fa brodo, c’è stata una rivolta. Con la pretesa, appunto, di insegnare la storia e la religione al Papa. Vendola gli ha ricordato il verso di una preghiera («Signore, salvami dall’imperizia di chi salva i princìpi e uccide le persone»), la Concia ha fatto riferimento alle Crociate, Nencini ha parlato di Santa Inquisizione, Ferrero di «anatema barbarico», sono fioccate accuse di omofobia. Particolari le parole della Concia: «Sicuramente questa è una di quelle uscite che va contro qualsiasi messaggio cristiano». E l’ha detto parlando di «propaganda becera sulle persone». Nessuno è omofobo, sarebbe una follia il solo pensare di esserlo. Figuriamoci se lo è il Papa. Il piano politico, però, è diverso da quello religioso: Ratzinger parla ai fedeli, i parlamentari agli elettori. E se non si vogliono ingerenze del Vaticano in politica, bisogna avere l’accortezza di non invadere il campo religioso, arrivando al punto di accusare il Papa di omofobia. Si calmino tutti, da Vendola alla Concia. E diano a Dio quel che è di Dio.