Riecco gli “zombie” dell’antiberlusconismo: senza Silvio erano persi

«Zombie che ritornano», è la definizione che Serena Dandini dava ieri della riapparizione di Silvio Berlusconi. Il paradosso è che la stessa immagine di creature mostruosamente cattive e affamate di sangue che si rianimano uscendo dalle catacombe, è anche la prima che viene in mente a noi quando assistiamo alla riesumazione di cadaveri artistici, giornalistici e politici che provoca il periodico ritorno di Berlusconi sulla scena. Solo qualche esempio. Dandini, Saviano, Gramellini nel settore “star tv” in disgrazia, De Masi e De Rita in quello degli “intellettuali” che snobbano tutto ma non le poltrone, i vari Follini, Bonelli, Nencini, Di Pietro nel settore “dead man walking” della politica, il duo Telese-Travaglio alla voce “giornalisti” che pagano il mutuo grazie agli scritti sul Cavaliere. Tutti con alcuni tratti in comune: appassiscono in contemporanea col declino di Berlusconi, come i girasoli all’approssimarsi del tramonto; vagano per il mondo alla ricerca di un capro espiatorio, alla Malaussène di Daniele Pennac; alcuni di loro, da quasi vent’anni, altri da un po’ di meno, esprimono solo mono-concetti se interrogati sul Cav; tutti, però, si considerano orgogliosamente dei professionisti dell’antiberlusconismo, che in Rai, in piazza e nei giornali fa molto curriculum, eppure soffrono l’inflazione di creature simili a loro, che ormai spuntano come funghi.
È chiaro che a un semplice gesto di Berlusconi, come l’annuncio del suo ritorno in campo per le elezioni democratiche – mica per trombarsi Ruby – quest’armata brancalone che in Italia da mesi batteva la fiacca, assaporava la pantofola, rischiava una lenta autoconsunzione, s’è rimessa improvvisamente in servizio permanente. Prendiamo Serena Dandini. Verrebbe da chiamare “Chi l’ha visto?”, da quando non c’è più Berlusconi. Scomparsa. Ieri s’è rifatta viva con quella storia dello “zombie”. Tra poco le daranno un programma in Rai, statene certi. E Roberto Saviano? Poteva occuparsi solo dello schifo di Scampia e del suo amico sindaco che cazzeggia in tv invece che andare a vedere che succede da quelle parti. Ma la camorra non tira più come una volta. Ecco perché ieri s’è inventato la polemica preventiva sui voti che il Cavaliere potrebbe comprarsi se scendesse in campo. E ha riconquistato la vetta dei siti web, dopo mesi di delusioni televisive, con Fazio e Gramellini, nel programma del lunedì in caduta libera di ascolti. Poi ci sono i politici anti-B. Quelli che da anni giustificano la propria esistenza mediatica con la contrapposizione a Berlusconi: guai a parlar d’altro, gli dovesse scappare una proposta, un’ideuzza, non sia mai. Ci piace segnalare una instant -resurrection, quella di Marco Follini, che da anni, ormai, parlava solo ai parenti, forse inascoltato anche da loro. Ieri è rispuntato, guarda caso, su Europa con un’analisi da super-esperto in materia, con la stessa cinica competenza di un generale dei Ris sul luogo del delitto, di uno psicologo come Paolo Crepet su Cogne o di una tuttologa come Barbara Palombelli su Avetrana. L’analisi di Follini si chiude così: «Per questo lo sconforto è tanto, ma la sorpresa è meno». Frase che sintetizza al meglio la nostra reazione alla sua ricomparsa sulla scena politica, strappato – da Berlusconi – al tressette con gli amici in un dopolavoro per parlamentari.