Il “ritorno” piace agli elettori del Pdl

La sesta discesa in campo di Silvio Berlusconi? Stando all’umore dei social network, così come delle tante dichiarazioni sdegnate di avversari e presunti ministri tecnici, non sembrerebbe suscitare grande appeal nell’elettorato italiano. Nel post-moderno “segreto dell’urna” invece, ossia il sondaggio (non a caso la grande passione del Cavaliere), le cose sembrano risultare un po’ diverse. Prendiamo le testimonianze che sono uscite ieri da alcuni dei maggiori sondaggisti, proprio qualche ora dopo le dichiarazioni roboanti dell’ex premier. Secondo questi il ritorno di Berlusconi, da solo, vale il 10% dei consensi. A iniziare la conta – su Italia Oggi – ci ha pensato il vincitore morale delle primarie del centrosinistra (ha azzeccato i numeri al primo e al secondo turno), Nicola Piepoli: «Sul mercato, il solo nome di Berlusconi vale in questo momento non meno del 10% dei voti». Questo in solitaria. E con il Pdl? «Se si candida con il “vecchio” partito può salire di molto, in base all’antico principio l’unione fa la forza». Sulla stessa linea Renato Mannheimer, direttore dell’Ispo, per il quale «se fonda un suo partito Berlusconi può contare su una base del 10% di elettorato. Bisognerà vedere l’effetto che farà se scende in campo con il Pdl, in settimana esamineremo i dati».
Sempre in giornata, poi, sono uscite due rilevazioni che hanno registrato dati molto diversi. Per Swg il Pdl perde mezzo punto percentuale, scendendo sotto il 14 percento (13,8%, risultato peggiore di sempre). Anche il sondaggio Demos, pubblicato su Repubblica, dà il Pdl sì in calo ma con una percentuale che – almeno negli ultimi mesi – nessun altro istituto di ricerca aveva segnalato: il 18,2%. Niente remuntada, ovviamente, ma di fatto la testimonianza di un partito che non ha manifestato quel “crollo” annunciato da molti dopo l’annuncio dell’ex premier. Andando a verificare nel particolare di Demos, poi, ci si accorge di come, per gli elettori di centrodestra, la leadership di Berlusconi supera la percentuale di gradimento del delfino Angelino Alfano (anche se poi vince su tutti chi chiede le primarie, ossia quel 52,1% di elettori di centrodestra delusi). Mentre per ciò che riguarda la candidatura a premier è il “partito delle primarie” (con il 76%) ad avere la meglio – tra gli elettori di centrodestra – tanto sull’individuazione di un “nuovo Berlusconi” (68%), quanto sul ritorno di Berlusconi stesso (60,7%). Questo per ciò che riguarda il particolare dell’elettorato di riferimento.
E in generale come viene considerato il ritorno di Berlusconi? Secondo Swg ben il 73% degli italiani non vede di buon occhio la riproposizione del Cavaliere. Attenzione però. Se si analizza il dato per sottrazione ciò significa che il 27% del campione la pensa in maniera diversa: percentuale “potenziale” che si avvicina in qualche modo ai ragionamenti privati di Berlusconi (che stima il suo ritorno in campo corrispondente al 30% dei consensi). Non solo. Andando a snocciolare i dati di Swg ci si accorge, poi, come tra gli elettori del Pdl ben il 67% ritiene giusta la decisione di Berlusconi. Insomma, se c’è un dato che emerge con una certa chiarezza è che la sortita dell’ex premier – se non fa accrescere i numeri di un partito che continua a vivere una crisi – non polverizza, come qualcuno sostiene, il consenso del Pdl, né quello reale né lo spazio potenziale.
Quello su Berlusconi non è l’unico dato interessante emerso dalle ultime rilevazioni. Ad esempio tra gli italiani – nonostante lo spauracchio dello spread e dei mercati – sembra tornata la voglia di una legislatura tutta politica dopo la parentesi tecnica. A volerlo – sempre secondo Demos – è il più del 55% degli italiani che supera di gran lunga quel 37% del campione che tifa per una “grossa coalizione” di tutti i partiti che sostenga un nuovo esecutivo tecnico. Non a caso questo dato va letto in controluce con quello che registra il gradimento del Governo. Qui, a un anno esatto dall’avventura, si riscontra il picco più basso: solo il 43,9% degli italiani promuove l’esecutivo Monti (un anno fa era il 78%).
A questo punto, per avere una panoramica completa, non rimane che analizzare lo stato di salute delle altre formazioni. E qui, tutto sommato, i dati rispettano l’andazzo. Non sorprende, registrato da Swg, l’incremento del Pd che, dopo il bagno ristoratore dato delle primarie, si conferma primo partito italiano attestandosi al 30,3% (mentre fino al 37,8% viene valutato sempre il Pd dall’altro sondaggio Demos). Le primarie, poi, hanno fatto bene anche ai grillini: nella settimana delle “parlamentarie”, infatti, il Movimento 5 Stelle si trova attestato al 19,7 percento. Infine, per ciò che riguarda l’area che si richiama direttamente all’esperienza Monti, le rilevazioni continuano a dimostrare lo scarso appeal sull’elettorato nonché una sorta di cannibalismo reciproco dei rispettivi consensi. Secondo Swg, infatti, scende di quasi un punto e mezzo (-1,4%) “Verso la Terza Repubblica” di Montezemolo, che si attesta al 2,4 percento. Sale invece di oltre un punto percentuale l’Udc (+1,1 percento), che torna a superare la soglia del 5 percento (5,2%). Addirittura sotto il 2% troviamo Futuro e libertà. Sommata, tutta questa cordata, non riesce insomma a superare la soglia psicologica del 10%. Troppo poco per i sogni di “condizionamento”.