Il Pdl al centro di grandi manovre

Grandi manovre, ma il dato non è ancora tratto, «nulla è ancora deciso» e la parola chiave usata all’interno del Pdl da giorni è «fluidità». Aspettando domenica 16 dicembre. Doveva essere la data delle primarie, diventa invece quasi un punto e a capo per stabilire tempi e modalità di quella che è stata definita una “scomposizione soft”. Il mosaico è composito.

“Centrodestra nazionale” scalda i motori
È già partito il cantiere della nuova formazione politica Centrodestra nazionale – nodo tricolore come simbolo – che raggruppa i parlamentari che si riconoscono in Italia Protagonista, l’associazione diretta da La Russa e Gasparri. Mercoledì sera l’ex ministro della difesa ha annunciato l’imminente “divorzio consensuale” dal Pdl, divorzio che però resta «congelato» fino a lunedì – ha spiegato La Russa – in attesa di verificare, appunto, le mosse delle altre anime del Pdl , che Centrodestra nazionale tenderebbe a volere aggregare.
Occhi puntati in primis agli sviluppi della convention di Giorgia Meloni all’Auditorium della Conciliazione domenica alle 10, insieme a Guido Crosetto, e di quella di Gianni Alemanno con “Italia popolare” al Teatro Olimpico. Sulla decisione finale pesano anche le parole di Silvio Berlusconi alla presentazione del libro di Vespa sul ruolo di Monti quale possibile candidato premier del centrodestra. Nell’attesa scaldano i muscoli. In sostanza la situazione è e resta «molto fluida», continuano a ripetere i “larussiani”. Da qui a domenica -questo è il loro stato d’animo- ci sono ancora due giorni, un’epoca lunghissima in termini politici : non vogliamo mettere il carro davanti ai buoi, ma nemmeno che la nascita del nuovo soggetto non si possa realizzare per mancanza di tempo.
«Domenica poi», aggiunge esplicito La Russa, «alcuni amici si incontrano in manifestazioni e in questo contesto noi non assumiamo alcuna decisione definitiva al momento. Ma da qui ai prossimi giorni dovremo decidere e oggi scaldiamo i muscoli per la costituzione di Centrodestra Nazionale, una formazione politica collegata al Pdl e che rappresenti le nostre sensibilità e i nostri valori».

“Italia popolare” all’Olimpico
E arriviamo a questa fatidica domenica romana. Il sindaco di Roma ha suonato il gong: «Insieme a Quagliariello, Sacconi, Frattini, Formigoni, Lupi e Augello lanciamo una grande aggregazione, “Italia popolare”, che deve servire a creare un nuovo centrodestra realmente rinnovato», ha detto Alemanno, a “La telefonata”, parlando dell’iniziativa in programma per domenica. «Vogliamo aprire al confronto aggregante con l’idea che il Pdl non si debba fermare rispetto al rinnovamento ma andare avanti -ha spiegato il sindaco di Roma-. Stiamo assolutamente dentro il Pdl ma chiedendo con forza ad Alfano di adempiere alla sua missione di portare avanti il rinnovamento, aprire il partito».
Il filo conduttore è che tornare indietro non si può. Ne è convinto il senatore Andrea Augello. «Il dibattito apertosi in seno alle primarie del centrodestra ha innescato diversi scenari, ma quello vero, reale intorno al quale costruire è stato la creazione di un tessuto umano e politico intorno alla candidatura di Alfano. Un’aggregazione umana e politica», aggiunge «che ha iniziato a tirare le somme, trovando sintesi e prospettive per un nuovo centrodestra. Ritengo che diversamente da altre ipotesi innescate dall’ipotesi tramontata delle primarie, questo tessuto sia diventato centrale».
Augello riterrebbe un errore «disperdere l’intuizione originaria fondamentale di unire diverse culture politiche.Ci sono persone provenienti da varie sensibilità culturali: oltre a me e a Roberta Angelilli, è presente l’area cattolica di Lupi e Mauro, i socialisti di Sacconi» e ieri ha ribadito la sua adesione il seatore Cesare Cursi. Le prospettive? «Questa aggregazione ora è un elemento centrale dello scenario “post-primarie mancate”», risponde il parlamentare del Pdl. «Tutti noi in qualche modo nutriamo perplessità sulla candidatura di Berlusconi, non certo per motivi personali, tuttavia può sembrare una scelta non esattamente focale per ricompattare il centrodestra». Quella di domenica, insomma non sarà una manifestazione di “congedo” per le primarie mancate: al contrario vogliamo testimoniare la disponibilità di tante persone che ci voglio o sostenere.
Ricapitolando, in prospettiva, Berlusconi meglio no, Monti? «Io non sono un “montiano”», risponde, «ma se dovesse verificarsi l’eventualità di una candidatura dell’attuale premier alla guida di una vasto centrodestra, dalla nostra area verrebbe un contributo decisivo affinché questo evento dia vita a un vero centrodestra e non a una sommatoria di potenzialità elettorali». Che succederà al Teatro Olimpico? «Intanto presenteremo un documento, un manifesto programmatico “a flash”, con tutto ciò che deve essere il nuovo centrodestra, con la candidatura di Alfano, idea che anche la Lega gradirebbe e che dimostra che la nostra scelta era giusta e tutt’ora in essere, come ha anche detto Berlusconi. Detto questo, noi tenteremo di recuperare tutti, Gasparri per esempio».

“Le primarie delle idee”
Attesissima e “contesa”, anche Giorgia Meloni radunerà i suoi all’Auditorium della Conciliazione, appuntamento ore 10 con l’iniziativa “Le primare delle idee”. I “larussiani” in queste ore l’hanno marcata stretta e non hanno fatto mistero che gradirebbero la presenza dell’ex ministro della Gioventù nelle fila del Centrodestra nazionale. Lei era stata molto esplicita anzitutto sul cosa “non” vuole, e c’è da scommettere che ribadirà punto per punto cosa esigere da un Pdl rinnovato, lei che più di altri si era battuta per le primarie. Cosa accadrà all’Auditorium? «L’iniziativa, organizzata insieme ad altri colleghi come Guido Corsetto», risponde, «vuole essere prima di tutto un momento di confronto su idee e valori dai quali far partire la rifondazione del centrodestra. Le nostre “primarie delle idee” sono un’occasione per discutere dei reali problemi della nostra Nazione, per recuperare il dialogo con gli italiani e per riaffermare il ruolo di interlocutore con categorie, famiglie, lavoratori, giovani donne che un partito deve avere». Guarda con attenzione alle iniziative degli altri colleghi del Pdl che vano ne senso di una scomposizione, «ma fino a quando sarà possibile», dice», continuo a credere nella stabilizzazione del bipolarismo, che considero una grande conquista per l’Italia e per il nostro sistema politico. Non rinuncio, dunque, all’idea di grande partito unico del centrodestra, che attualmente è il Popolo della Libertà». Si tratta ora di scegliere la strada migliore, «perché il Pdl così com’è non offre stimoli per restare», ribadisce. «Gli italiani, che hanno creduto in questo percorso e che hanno consentito a questa esperienza di nascere con il 38% dei consensi, meritano molto di più di un partito di plastica, chiuso, composto da colonnelli, che non discute, non condivide alcuna scelta, che propone gente impresentabile in lista e nel quale sono cinque persone chiuse dentro a una stanza a scegliere i parlamentari che rappresenteranno il popolo italiano. Ecco, questo non è quello che vogliamo. E anche di questo discuteremo domenica in Auditorium della Conciliazione».

Il polo dei cattolici
Molto attivi sono gli esponenti del Pdl di provenienza cattolica o ex Dc. Da Baccini a Rotondi a Carlo Giovanardi, da sempre impegnati ad aggregare “dal basso” quel ceto medio tradizionalmente cattolico che non si riconosce nella politica ondivaga dell’Udc di Casini.
Spiega Gianfranco Rotondi: «Noi siamo qui a disposizione come sempre del centrodestra per vincere, anche se nessuna nuova formazione è in cantiere. È un suggerimento che proviene da amici del centrodestra, ma io ribadisco che una lista autonoma nelle situazioni locali può andare, ma a livello nazionale no», argomenta Rotondi, uno degli assertori più convinti della necessità che il Pdl non si “spacchetti”. «Dopo avere detto per quattro anni che il Pdl è nel Ppe e con un ruolo centrale, ora non possiamo andare a dire che abbiamo scherzato…», osserva. E pone, a nome di questo polo cattolico, un unico paletto: «Niente inciuci con la sinistra».
“Hic manebimus optime”. Un altro esponente si spicco tifa per l’unità del partito, Altero Matteoli. «Auspico che si resti tutti uniti e si partecipi alla creazione di una coalizione forte che batta la sinistra. Siamo più credibili se stiamo tutti insiemi e tentiamo di allargare la coalizione stessa». E aggiunge: per quanto riguarda i filo-montiani, ci sono molti che sono convinti che Monti non abbia una cultura politica di sinistra e che si è prestato in una situazione d’emergenza ma oggi può schierarsi nella parte politica più vicina alla sua storia».