“Dagli al populista”: Casini e Buttiglione replicano se stessi e finiscono beffati

La parola magica di questo fine legislatura, in vista delle prossime elezioni politiche, è il “nuovo”. Non c’è una sola forza politica che non cerchi di incarnare la svolta, di presentarsi con un look diverso, rivoluzionato, capace di colpire la fantasia della gente. Tutto legittimo, anzi giusto, perché l’elettore deve poter scegliere tra opzioni diverse e capire anche gli obiettivi, i criteri di selezione, la valutazione del merito. Il problema però è un altro: il fantomatico “nuovo” non è determinato dall’elemento anagrafico, perché altrimenti si risolverebbe tutto affidando la politica ai teen-ager, ma da altri fattori, come il linguaggio e i concetti espressi. E c’è chi, in questo, non riesce nemmeno a rinnovare se stesso. Il primo è Rocco Buttiglione, che ripropone vecchi schemi: «I moderati stanno con Monti, i populisti con Berlusconi». E ci mette anche i “fascisti”. Perfetto, un repertorio stantìo, datato, dove non si capisce chi siano i populisti (forse tutti coloro che non la pensano come l’Udc) e viene usato ancora il termine “fascista” come spauracchio, alla ricerca di una nuova conventio ad excludendum. A replicare se stesso, poi, è Casini: «Se la gente sta pagando l’Imu –ha detto – la colpa è di chi quattro anni fa tolse l’Ici, creando un buco nelle casse dello Stato». In sostanza, hai pagato l’Imu perché Berlusconi, per quattro anni, ti ha fatto risparmiare un bel po’ di quattrini. Come se i soldi nelle casse dello Stato dovessero arrivare per forza dall’assurda tassazione della prima casa. Bene. A questo punto bisognerebbe chiedere a Buttiglione se metterà il veto alla candidatura del suo leader. Perché non ci sono più dubbi: il vero populista è lui, Pierferdinando Casini.