L’idea è battere la sinistra non noi stessi

A leggere, non solo i titoli della fantomatica “stampa amica” ma anche alcune dichiarazioni di sostenitori di uno o dell’altro candidato, sembra che il senso delle primarie del centrodestra sia l’ennesima guerra fratricida nella quale solo uno resterà in piedi (e probabilmente su una gamba sola). A leggere i post, i twit o come altro si chiamano su facebook o altri diabolici strumenti con nomi inglesi, sembra di vedere già in lontananza il fuoco di bombardamenti a tappeto e lunghe file di impiccati ai lampioni lungo le strade. Il grado di litigiosità inutile, insensata, autoreferenziale e autodistruttiva della destra (purtroppo proverbiale) sembra non aspettare altro per poter esplodere. Forse bisognerebbe ricordare perché si fanno le primarie, come sono nate e anche – perché no? – chi ci si è maggiormente speso. Per fortuna – malgrado il twit twit – scripta manent, quindi se uno non volesse farsi prendere proprio totalmente in giro, potrebbe farsi un po’ di lavoro di archivio per vedere chi ha fatto che, detto cosa e soprattutto quando. Anche in riferimento al governo Monti. Senza dubbio, chiunque si candidi e per qualsiasi ragione non potrà fare a meno di riconoscere ad Alfano il merito di aver creduto da sempre nelle primarie e essercisi giocato la faccia e con tutta probabilità buona parte dei suoi rapporti storici. Le primarie le volevamo in tanti e non per rottamare, ma semmai per selezionare; non per distruggere, ma semmai per costruire un partito che non c’è mai stato e una coalizione che non c’è più. E soprattutto per ridare a milioni di elettori la speranza che l’Italia non finisca nelle mani della sinistra. Per costruire, quindi, una nuova unità, non per disgregare quella minima che c’era.