Pdl: chi deve azzerare chi?

Difficile parlare in questo orrendo momento; ma sarebbe vile stare zitti. Non si tratta di prendere le distanze, puntare l’indice e affermare la propria diversità. Anche questo è troppo comodo e rischia di essere ipocrita. Non è nemmeno una consolazione tirare fuori le prove che in tutte le altre forze politiche ci sono falsi e magnaccia, né dolersi che la stampa faccia due pesi e due misure, facendo sparire in pochi giorni le magagne di Pionati o di Vendola. Ognuno dovrebbe fare pulizia nel proprio pollaio e non può essere una consolazione che anche in quelli degli altri ci sia lo stesso fetore. Ora tutti – e credo onestamente – dicono che così non si può più andare avanti e bisogna tirare una riga. Purché non sia troppo tardi. Risulta difficile andare in giro a dire che – come nel ’92 – nessuno si era accorto di niente e poi arriva all’improvviso un magistrato e tutti scoprono il sistema delle tangenti. Ora si dice che bisogna azzerare le cariche del Pdl. Si faccia. Ma l’avvicendamento da chi deve dipendere? Chi deciderà domani chi sono i meritevoli? Quelli che l’hanno deciso ieri e si sono sbagliati? Le soluzioni pronta cassa non ci sono, ma va bene tutto: che siano le primarie, i congressi o altro. Ma attenti che non succeda che chi tira le fila elimini quelli che hanno fatto la cinghia di trasmissione e hanno sbagliato e leghi ai propri fili personaggi nuovi, più presentabili e carini. Come ha fatto Bersani per contrastare Renzi dimostrando che “anche lui ce l’ha i giovani”. O come sta facendo Monti sostituendo ovunque chi c’era prima con persone sue. Mazzini diceva che la politica “ama i fatti”. I popoli non seguono chi fa discorsi, ma chi li guida su un’altra strada. A dire belle frasi basta Napolitano. Per rifondare il centrodestra ci vuole ben altro. Sarà possibile un vero rinnovamento in così poco tempo? Bisogna crederci. In politica bisogna essere capaci di illudersi, di avere fiducia. La politica finisce nel momento in cui non si crede più negli altri cittadini: nella capacità di alcuni di perseguire l’interesse pubblico e nella capacità degli altri di sostenere costoro e non chi gli promette qualcosa in cambio. L’alternativa è arrendersi e rinunciare a essere uomini liberi in una nazione libera. Cosa che in fin dei conti molti stanno già facendo.