Lo strano silenzio di Saviano, stretto tra chi lo paga e chi lo celebra

Da uno che nelle ultime settimane ha commentato perfino l’anniversario della Lego – “da bambino ho trascorso momenti meravigliosi con questi pezzetti colorati” – in quell’effluvio di articoli, tweet e appelli con cui si celebra la liturgia del Saviano-pensiero sui media, una parolina sulla polemica tra Ingroia e Napolitano da lui ce la saremmo aspettata. Invece, silenzio. È vero che Roberto è stato impicciato col traduttore di Google per il pezzo sulle mafie finanziarie sul New York Times, è anche vero che Gomorra per fargli dispetto gli ha appiccato un sacco di incendi dolosi, che solo lui da anni denuncia nel silenzio assordante dei forestali di destra, in più gli hanno pure ucciso sulla spiaggia un camorrista senza mani che solo lui aveva sgamato su Raidue; poi c’era da lanciare l’appello contro la chiusura della biblioteca antica con i libri solo da lui letti mentre noi guardavamo Colpo grosso, ed ancora, da citare la poesia di Kavafis sulle candele spente che solo lui conosce, da ringraziare Grasso che solo lui ringrazia, da retwittare Mauro che solo lui retwitta, da ricordare Kafka che solo lui ricorda, da tifare Tatanka che è solo amico suo, per non parlare di quella polemica sulla canna libera con cui solo lui è riuscito a far incazzare Giovanardi, sai che goduria. Insomma, un’estate di piena di impegni e solitudine. Però, oggettivamente, un minuto per dire una parolina sulle intercettazioni del Quirinale Roberto lo poteva trovare. In fin dei conti, lo scontro tra il partito dei giudici e i suoi ex sponsor, Quirinale e Repubblica in primis, è il tema dell’estate, almeno quanto l’annversario della Lego. Tutti attendiamo tutti di conoscere con ansia da che parte sta lo scrittore di Gomorra, perché tace? Sarebbe interessante scoprire se Saviano ha sposato la linea travagliana del sostegno indiscriminato ai giudici che indagano sulle stragi di mafia, allineandosi al suo target politico di riferimento, quello della sinistra giustizialista che in questi anni s’è amalgamata a dovere cimentandosi nella guerriglia antiberlusconiana; o se invece lo scrittore condivide le idee del gruppo editoriale che lo paga e gli concede vetrine prestigiose ad ogni cenno di penna. Se sta con chi bacchetta il Colle per aver chiamato in causa la Corte costituzionale contro le invasioni di campo dei giudici (da Travaglio a Zagrebelsky a Di Pietro) o con chi, come Scalfari (e in parte un imbarazzatissimo Ezio Mauro) s’è indignato per l’arroganza di quei magistrati, come Ingroia, che hanno osato intaccare le prerogative del Quirinale finendo per assumere la stessa linea politica che il centrodestra esprimeva quando le stesse “invasioni” servivano a massacrare il Cavaliere.
Vale la pena di ricordare le campagne mediatiche che Saviano capeggiò contro la “censura” che il governo Berlusconi voleva imporre con una legge che regolamentasse le intercettazioni. Ma ora che quelle stesse regole le invocano il Colle, e i suoi sponsor editoriali, lui che ne pensa? Sposa la linea della sua “Repubblica” o quella del “Il Fatto”?  Si indigna per il ricorso alla Consulta di Napolitano? Domande alle quali speriamo di trovare presto, magari proprio questa mattina, adeguate e soddisfacenti risposte: quelle risposte che in tanti, noi compresi, aspettano di avere da un personaggio che sui temi della giustizia ha una credibilità indiscussa e che a questo punto ha il dovere di esprimersi. In caso contrario, per carità, continueremo a seguire con interesse su Twitter le sue celebrazioni dell’anniversario (imminente) del Subbuteo. Ma con un pizzico di delusione.

ps: ore 19.55, finalmente arriva il tweet quotidiano di Saviano, speriamo bene: «Agosto ormai è solo un modo, come direbbe Chaillet, per essere infelici in modo molto romantico». Ma ce l’avesse con Napolitano?