Il Pdl chiede la soppressione di Equitalia

Sopprimere Equitalia e affidare la riscossione all’Agenzia delle entrate. Solo la speranza di molti italiani? Da ieri non più: il Pdl ha presentato la proposta come emendamento al decreto sulla spending review, che da oggi è in discussione in commissione Bilancio alla Camera. Ma si tratta solo di una delle misure di un pacchetto che punta a incidere sulle sacche di privilegio e inefficienza che resistono nelle pieghe della spesa pubblica, volendo così ristabilire anche alcuni principi fondamentali di equità sociale.  
Ma non c’è solo Equitalia
Oltre alla soppressione di Equitalia, infatti, gli emendamenti chiedono anche la soppressione di Arcus spa, la società per il sostegno ai beni culturali, il dimezzamento degli stipendi dei componenti delle Authority, la riduzione dei trasferimenti alle autonomie speciali, un tetto alle pensioni retributive, un sistema di premi e sanzioni per i dipendenti pubblici e a un piano straordinario per la verifica delle pensioni di invalidità, stabilendo che i risparmi ottenuti dagli accertamenti siano reinvestiti per incrementare le pensioni di invalidità reali ed accertate. I firmatari delle proposte sono Guido Crosetto, Jole Santelli, Alberto Giorgetti, Beatrice Lorenzin, Pietro Laffranco, Viviana Beccalossi e Marcello De Angelis. «Se si vogliono realizzare risparmi di spesa reali – hanno spiegato – occorre incidere pesantemente sui centri di costo, eliminare duplicazioni e distorsioni di sistema». In particolare, l’emendamento su Equitalia, che è stato sottoscritto anche da Salvatore Cicu, spiega che «la concentrazione dell’attività di riscossione» dovrebbe passare «all’Agenzia delle entrate» e prevede anche «il contenimento degli interessi sulle cartelle esattoriali non oltre il tasso di usura con efficacia retroattiva».
Dalle «dichiarazioni di intenti» all’azione
«La spending review come dichiarazione di intenti non serve a nulla», spiega Crosetto, chiarendo che gli emendamenti del Pdl puntano proprio a entrare nel merito delle questioni, partendo dalla considerazione che «i costi più grandi nel bilancio pubblico sono il personale e le pensioni». «Se si vuole in qualche modo aggredire questa spesa – prosegue il deputato del Pdl – bisogna incidere lì». Quindi, tagliare dove i costi si dimostrano ingiustificati e ingiustificabili, sia in termini di produttività sia in termini di equità, ma anche prevedere meccanismi di incentivazione per fare in modo che tutti, nella cosa pubblica, si sentano parte attiva dello sforzo per rimettere in carreggiata i conti.
Equità sociale e meritocrazia
Risponde a un principio di equità l’emendamento che chiede un limite massimo e di cumulo per le pensioni con sistema retributivo, che oggi più che mai, con il passaggio al contributivo, pongono un problema di sperequazione. Equità, ma soprattutto responsabilità e meritocrazia sono i principi che hanno ispirato l’emendamento che prevede la possibilità di premiare economicamente i dipendenti pubblici che realizzano risparmi e, di contro, di punire con misure che possono arrivare fino al licenziamento quelli che si fanno promotori di sprechi. Come? «I dipendenti pubblici che nel loro lavoro partecipano al risparmio – spiega Crosetto – possono essere premiati con una quota dei soldi risparmiati, nel contempo però si dice che quelli che provocano degli sprechi o raggiungono un tasso di assenteismo superiore al 20% possono anche andare a casa».
E basta con questo nome inglese
Proprio questo emendamento è considerato particolarmente qualificante anche da Viviana Beccalossi che preferisce parlare di «decreto per la revisione della spesa, piuttosto che di spending review». «Anche da questi “dettagli” – commenta – si capisce che questo governo è più abituato a parlare con i funzionari europei che con i cittadini italiani». Anche la Beccalossi sottolinea come gli emendamenti del partito sia stati scritti in un’ottica costruttiva, per rendere realmente efficace la revisione della spesa. «La facoltà di licenziare i dipendenti pubblici – sottolinea – viene bilanciata con la possibilità di arrivare fino al raddoppio dello stipendio per quelli che si distinguono perché operano per il taglio della spesa, ovvero nell’interesse di tutti. Oltre ai risvolti pratici c’è un risvolto sui costumi: si afferma in modo concreto il principio meritocratico. E il principio meritocratico – ricorda la deputata del Pdl – ci ha sempre ispirato».
Vediamo chi difende gli interessi da strozzini…
Quanto a Equitalia, poi, la parlamentare sottolinea che «il suo ruolo può essere svolto dallo Stato in maniera diversa». «Questa agenzia – dice – ha dimostrato di avere solo dei costi, che per altro in termini sociali sono stati enormi, e di non conoscere il tessuto in cui opera. Ha provocato solo danni». Crosetto, poi, parla di «un fatto abbastanza banale: non è più tollerabile – dice – che si applichino interessi da strozzini». Ma la soppressione si può davvero realizzare? «Abbiamo verificato che l’Agenzia delle entrate ha bandito un concorso per oltre 2mila persone. Ecco, le prendano da Equitalia, così risolviamo due problemi». Quanto alla possibilità che l’emendamento passi, Crosetto ricorda che «tutte le forze politiche a parole dicono che bisogna intervenire. Voglio vedere – conclude – chi si assumerà la responsabilità di votare contro».